L’articolo è il terzo di sei approfondimenti dedicati alle tematiche principali del libro “L’Individuo Sovrano”, l’opera scritta da William Rees-Mogg e James Dale Davidson.
La transizione dalla società industriale a quella dell’informazione rappresenta una delle rivoluzioni più profonde e dirompenti nella storia dell’umanità. Secondo gli autori del libro “L’Individuo Sovrano”, tale trasformazione avrà conseguenze sociali ed economiche di portata storica, caratterizzate da una natura ambivalente che promette allo stesso tempo opportunità e rischi.
Il cambiamento in corso ridisegnerà la mappa delle disuguaglianze globali. All’interno delle singole nazioni, assisteremo a un aumento delle disparità economiche. Le competenze cognitive e le capacità d’innovazione diventeranno il nuovo oro dell’economia digitale, premiando come mai prima d’ora chi saprà navigare nel cyberspazio. Al contrario, i lavori manuali e ripetitivi—pilastri dell’era industriale—sono destinati a scomparire, sostituiti da quelli che gli autori chiamano “servitori digitali”.
L’automazione non si limiterà più ai lavori operai. Sistemi di intelligenza artificiale e database interattivi stanno già iniziando a soppiantare professioni tradizionalmente considerate sicure e regolamentate: avvocati, medici, contabili. Il concetto stesso di “lavoro” si sta trasformando in compiti specifici o “piece work”, frammentando ulteriormente il mercato.
Paradossalmente, mentre le disuguaglianze aumentano all’interno dei Paesi, quelle tra nazioni tenderanno a ridursi. La globalizzazione digitale sta abbattendo le barriere geografiche, permettendo anche alle nazioni meno sviluppate di partecipare attivamente all’economia del cyberspazio. Tale fenomeno potrebbe rivoluzionare l’equilibrio economico mondiale, offrendo opportunità inedite ai Paesi in via di sviluppo.
Sul piano sociale, stiamo assistendo a un fenomeno altrettanto dirompente: il declino del controllo statale tradizionale. Questo vuoto di potere sta portando a un aumento della violenza locale e alla sua granularizzazione. Con i governi sempre meno capaci di garantire sicurezza su larga scala, la criminalità organizzata sta crescendo, sfruttando la frammentazione del potere per imporre estorsioni, rapimenti e traffici illeciti.
La politica tradizionale viene progressivamente eclissata dai mercati. La redistribuzione del reddito, fondamento del welfare state del XX secolo, sta collassando. Le istituzioni sociali si stanno riorganizzando attorno all’efficienza piuttosto che alla coercizione.
Secondo Davidson e Rees-Mogg, ciò che rende tale rivoluzione unica nella storia è la sua velocità e universalità. A differenza delle rivoluzioni agricole e industriali, che hanno richiesto secoli per dispiegare i loro effetti, questa trasformazione si compirà nell’arco di una generazione. La sua portata globale coinvolgerà quasi ogni angolo del pianeta, rendendola una delle trasformazioni principali nella storia dell’uomo.
Tale rapidità amplifica sia le opportunità che i rischi. Da un lato, “il genio sarà liberato”—riferendosi al potenziale creativo e innovativo dell’umanità che potrà finalmente esprimersi senza i vincoli tradizionali. Dall’altro, emerge quella che gli esperti definiscono “la nemesi”: il lato oscuro del cambiamento, accompagnato da disordini sociali e un divario crescente tra vincitori e vinti.
I vincitori saranno coloro che riusciranno ad adattarsi al nuovo paesaggio digitale, prosperando in un’economia basata sulle idee e sull’innovazione. I vinti, invece, saranno quelli che rimarranno ancorati ai miti sociali del XX secolo: l’uguaglianza garantita dalla coercizione e il mito del socialismo in ogni sua forma.





