La Federal Reserve esplora l’utilizzo dei profitti dalle riserve auree per creare una riserva strategica di bitcoin.
Un recente report della Federal Reserve ha aperto il dibattito sull’utilizzo dei guadagni derivanti dalla rivalutazione delle riserve auree per finanziare l’acquisizione di bitcoin da parte del governo americano.
Lo studio, denominato “Official Reserve Revaluations: The International Experience”, descrive come cinque Paesi abbiano utilizzato i profitti derivanti dalle proprie riserve ufficiali d’oro per ottenere liquidità. Pur senza suggerire che gli Stati Uniti debbano adottare la stessa strategia, il testo illustra le fasi del processo e cosa ci si potrebbe aspettare nel caso venisse intrapreso un percorso simile.
Il documento analizza i casi di Germania, Italia, Libano, Curaçao e Saint Martin, e Sudafrica. Alcuni di questi Paesi hanno utilizzato i proventi della rivalutazione dell’oro per ridurre il debito pubblico, altri per coprire le perdite delle banche centrali.
Attualmente il Tesoro degli Stati Uniti valuta le proprie riserve auree a $42,22 l’oncia, un prezzo fissato nel 1973. Il Dipartimento del Tesoro statunitense detiene 261,5 milioni di once, custodite in gran parte a Fort Knox, nel Kentucky. Al valore ufficiale, queste riserve valgono circa $11 miliardi, ma ai prezzi di mercato attuali supererebbero i $750 miliardi.
L’amministrazione Trump ha già mosso i primi passi verso la creazione di una riserva strategica di bitcoin. Il 6 marzo, il Presidente degli Stati Uniti ha firmato un ordine esecutivo che stabilisce formalmente una riserva di bitcoin, utilizzando però esclusivamente gli asset digitali confiscati dal Tesoro americano.





