L’Agenzia di Vigilanza Finanziaria nipponica potrebbe modificare il rapporto tra istituti bancari e criptovalute.
Secondo quanto riportato dalla stampa locale il 19 ottobre, la Financial Services Agency (FSA) del Giappone sta valutando la possibilità di permettere alle banche domestiche di negoziare e detenere bitcoin e altri asset digitali.
Stando alle informazioni pubblicate dal quotidiano Yomiuri Shimbun, l’agenzia di vigilanza nipponica intende avviare discussioni per riformare le attuali linee guida che vietano agli istituti di credito nazionali di possedere digital asset.
L’obiettivo della riforma normativa proposta è creare un sistema che consenta alle banche giapponesi di acquistare e vendere bitcoin e altre criptovalute con modalità analoghe a quelle utilizzate per azioni e titoli di Stato.
L’FSA sta valutando anche la possibilità di autorizzare le banche a registrarsi direttamente come exchange. Tale mossa mirerebbe a semplificare l’accesso al mercato crypto per gli investitori retail.
Il progetto in discussione prevede la creazione di specifici meccanismi di salvaguardia normativa per mitigare i rischi finanziari derivanti dal potenziale aggiornamento regolamentare. La questione sarà affrontata in un’imminente riunione del Financial Services Council, organo consultivo del Primo Ministro.
Parallelamente a queste aperture, l’Agenzia di Vigilanza Finanziaria giapponese sta intensificando gli sforzi per garantire l’integrità del mercato degli asset digitali. Secondo indiscrezioni, l’FSA si prepara a presentare emendamenti normativi che vieteranno esplicitamente il trading basato su informazioni non pubbliche. Le nuove disposizioni prevederebbero sanzioni finanziarie proporzionate ai profitti illeciti ottenuti dai trasgressori.





