L’ABI sostiene il progetto della BCE con una richiesta: distribuire i costi di implementazione su un arco temporale esteso.
Gli istituti di credito italiani hanno espresso il loro sostegno al piano della Banca Centrale Europea per l’introduzione dell’euro digitale, ma con una condizione: la necessità di diluire nel tempo gli investimenti richiesti per l’implementazione. Lo ha dichiarato Marco Elio Rottigni, Direttore Generale dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI), durante una conferenza stampa riportata da Reuters.
Il settore bancario italiano guarda con favore al progetto dell’euro digitale. Tuttavia, Rottigni ha sottolineato che le spese iniziali necessarie per adeguare le infrastrutture bancarie sono considerevoli, motivo per cui l’ABI richiede un approccio graduale nella distribuzione degli investimenti.
Secondo le dichiarazioni del rappresentante dell’ABI, il sostegno al progetto si basa sulla convinzione che l’euro digitale “incarni un concetto di sovranità digitale” fondamentale per l’Europa nel panorama finanziario globale.
Lancio previsto per il 2029
Negli scorsi mesi la BCE ha compiuto ulteriori passi verso la realizzazione dell’euro digitale. I ministri delle finanze dell’UE, insieme al presidente della BCE Christine Lagarde e al Commissario europeo Valdis Dombrovskis, hanno raggiunto un accordo di compromesso su come procedere con tale iniziativa.
La tabella di marcia prevede:
- adozione della legislazione da parte dell’UE nel 2026;
- fase pilota dell’euro digitale nel 2027;
- lancio ufficiale programmato per il 2029.
L’accordo raggiunto stabilisce che i ministri delle finanze avranno voce in capitolo sulla decisione finale di emettere l’euro digitale e sulla quantità massima che ogni cittadino dell’UE potrà detenere.
Un approccio gemellare
L’Associazione Bancaria Italiana propone una strategia duplice per mantenere la competitività dell’Europa nel settore delle valute digitali. Rottigni ha evidenziato la necessità di sviluppare parallelamente sia l’euro digitale emesso dalla banca centrale sia le valute digitali commerciali emesse dalle banche.
“Siamo favorevoli a un approccio gemellare, una valuta digitale di banca centrale e valute digitali di banche commerciali che potrebbero svilupparsi più rapidamente, perché quello che l’Europa non dovrebbe fare è restare indietro. I costi del progetto, tuttavia, sono molto elevati nel contesto degli investimenti in conto capitale che le banche devono sostenere. Potrebbero essere distribuiti nel tempo”, ha dichiarato Rottigni.
Le resistenze al progetto
Nonostante il sostegno italiano, il piano dell’euro digitale continua a incontrare opposizione da parte di alcuni attori del settore finanziario europeo. Il Comitato dell’Industria Bancaria Tedesca, principale gruppo di lobbying bancario della Germania, ha espresso perplessità sul progetto.
Anche l’europarlamentare conservatore Fernando Navarrete ha sollevato obiezioni, proponendo una versione ridimensionata dell’euro digitale. Secondo la sua visione, la valuta digitale dovrebbe essere utilizzata principalmente per i pagamenti offline, escludendo le transazioni in tempo reale e i pagamenti wholesale tra intermediari finanziari.





