La commissione legislativa del Senato australiano ha raccomandato l’approvazione del Corporations Amendment Bill 2025, che impone licenze finanziarie alle piattaforme di digital asset.
La Senate Economics Legislation Committee australiana ha raccomandato l’approvazione del Corporations Amendment (Digital Assets Framework) Bill 2025, definendolo un “miglioramento sostanziale” alla regolamentazione degli asset digitali in Australia. Il report della commissione è stato pubblicato lunedì 16 marzo.
Secondo il testo del disegno di legge, le aziende che gestiscono piattaforme di asset digitali o piattaforme di custodia sarebbero trattate alla stregua degli altri fornitori di servizi finanziari e sarebbero obbligate a ottenere l’Australian Financial Services Licence. Il provvedimento non regola la tecnologia sottostante, ma si concentra sugli intermediari che detengono asset dei clienti o facilitano le operazioni di trading.
Il disegno di legge introduce anche definizioni per concetti come “token digitali”, chiarisce come le leggi vigenti sui servizi finanziari si applichino alle piattaforme di digital asset e introduce regole che disciplinano la custodia degli asset, l’esecuzione delle transazioni e gli obblighi di disclosure nei confronti dei clienti retail. Il framework stabilirebbe inoltre standard per la tutela degli asset dei clienti.
Il provvedimento è stato introdotto dal Tesoro nel novembre 2025 e ha superato la terza lettura alla Camera dei Rappresentanti il 4 febbraio 2026, prima di essere trasmesso al Senato il giorno successivo. La commissione ha quindi avviato la propria analisi, raccogliendo osservazioni dall’industria e pubblicando il report lunedì.
Le osservazioni presentate alla commissione hanno coinvolto exchange, associazioni fintech e studi legali. Se da un lato i soggetti interessati hanno accolto favorevolmente l’impostazione generale del disegno di legge, dall’altro diversi stakeholder hanno sollevato preoccupazioni circa l’ampiezza di alcune definizioni – in particolare i termini “token digitale”, “possesso” e “controllo fattuale” – avvertendo che potrebbero avere ricadute sui fornitori di infrastrutture o sui servizi non-custodial. Il Tesoro ha in larga misura difeso la bozza esistente, indicando che alcune questioni relative agli accordi multi-party potranno essere affrontate nella regolamentazione attuativa. In caso di approvazione definitiva, il framework prevede un periodo di transizione di sei mesi dalla sua entrata in vigore per le aziende che non dispongono già delle licenze finanziarie richieste.





