Un documento congiunto di 68 pagine stabilisce una tassonomia dei token e ridefinisce il perimetro regolatorio per stablecoin, commodity digitali e strumenti digitali.
Il 17 marzo la Securities and Exchange Commission (SEC) e la Commodity Futures Trading Commission (CFTC) hanno pubblicato un documento congiunto di 68 pagine in cui dichiarano che la maggior parte dei digital asset non sono security (titoli finanziari). La guidance, presentata al DC Blockchain Summit di Washington D.C., segna un cambio di rotta rispetto all’approccio regolatorio dell’amministrazione Biden.
Il presidente della SEC Paul Atkins ha commentato: “Dopo più di un decennio di incertezza, questa interpretazione fornirà ai partecipanti al mercato una chiara comprensione di come la Commissione tratta i crypto asset ai sensi delle leggi federali sui valori mobiliari”.
La nuova interpretazione introduce una tassonomia dei token che classifica stablecoin, commodity digitali e “strumenti digitali” (digital tools) come asset che non rientrano nella definizione di security. Il documento chiarisce inoltre come si applicano le leggi federali sui valori mobiliari al mining, allo staking e agli airdrop. Secondo il report pubblicato dalle agenzie, le commodity digitali non sono security se sono “intrinsecamente legate e derivano il loro valore dal funzionamento programmatico di un sistema crypto ‘funzionale’, nonché dalle dinamiche di domanda e offerta”. Anche i collezionabili digitali che rappresentano diritti su carte collezionabili, eventi attuali e altri elementi non saranno considerati security.
Il documento affronta anche il caso in cui un digital asset che non è una security possa diventarlo: “Un crypto asset non-security diventa soggetto a un contratto di investimento quando un emittente lo offre inducendo un investimento di denaro in un’impresa comune con dichiarazioni o promesse di intraprendere sforzi gestionali essenziali da cui un acquirente si aspetterebbe ragionevolmente di ricavare profitti”, si legge nell’interpretazione della SEC.
L’agenzia ha storicamente applicato l’Howey Test, basato su una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti del 1946, per determinare se un asset qualifica come contratto di investimento e quindi come security. Da fine 2025, Atkins aveva anticipato che l’agenzia avrebbe pubblicato un piano per una tassonomia dei token, radicata proprio nell’Howey Test, per distinguere quali digital asset rientrassero nella categoria dei valori mobiliari.
L’approccio attuale si contrappone a quello del predecessore Gary Gensler, che sotto l’amministrazione Biden aveva adottato un atteggiamento più aggressivo nei confronti del settore, avviando numerose cause legali contro aziende del comparto e sostenendo che la maggior parte delle criptovalute fossero security.





