Mosca pianifica costi proibitivi per il traffico internet estero e nuovi obblighi di licenza per soffocare l’uso delle VPN.
Il governo russo sta mettendo a punto un piano per rendere economicamente insostenibile l’uso delle VPN per la popolazione. Secondo rapporti dell’intelligence straniera ucraina, le autorità vogliono introdurre una tariffa di circa 2 dollari per gigabyte di traffico internet internazionale sulle connessioni mobili. Poiché le VPN instradano il traffico attraverso server esteri, quasi tutta l’attività via VPN verrebbe classificata come internazionale, attivando automaticamente la tariffa più alta. Gli operatori di telefonia mobile hanno chiesto di posticipare l’introduzione di queste tariffe almeno al 1° settembre.
Il piano colpisce anche i piccoli provider internet. Il costo delle licenze per operare subirebbe un aumento drastico: dal costo attuale di circa 134 dollari, si passerebbe a circa 66.000 dollari per una licenza base e a oltre 1,3 milioni di dollari per una generale. Il numero di tipologie di licenza verrebbe ridotto da 17 a sole tre. Gli analisti dell’intelligence ucraina stimano che oltre il 90% dei 4.200 operatori attivi nel paese non sopravvivrebbe a questi requisiti, portando alla concentrazione del mercato nelle mani di pochi grandi provider legati al governo.
Parallelamente, le autorità vogliono accelerare il dispiegamento del sistema SORM, che garantisce all’FSB, il servizio di sicurezza federale russo, accesso diretto all’attività online dei cittadini. Telegram è stato bloccato il 10 aprile, con le autorità che lo hanno dichiarato strumento di criminali, promuovendo in alternativa MAX, un’app di messaggistica approvata dal governo. I 65 milioni di utenti russi di Telegram hanno risposto ricorrendo alle VPN.
La portata del fenomeno è significativa. Alexei Kozlyuk, dell’associazione VPN Guild, stima che circa 60 milioni di russi sappiano usare una VPN. Un sondaggio del 2025 condotto dall’Institute of Social Marketing ha rilevato che il 46% degli intervistati aveva usato una VPN almeno una volta. Alcune stime collocano la Russia al secondo posto nel mondo per utilizzo delle VPN, con circa il 37,6% degli utenti internet che ne dipende. Il numero di siti bloccati nel paese ha raggiunto quota 4,7 milioni, con piattaforme come Facebook, Instagram, YouTube e X oscurate dal 2022 in seguito all’invasione dell’Ucraina.
Un’ulteriore componente del piano riguarda il monitoraggio diretto da parte di app commerciali. Una ricerca del gruppo RKS Global, che si occupa di libertà su internet, ha analizzato 30 applicazioni popolari russe – tra cui quelle di T-Bank, Sberbank, Yandex e VKontakte – riscontrando che 22 di queste verificano attivamente se l’utente stia usando una VPN o ne abbia una installata sul dispositivo. I dati vengono conservati sui server delle aziende, dove i servizi di sicurezza possono accedervi. “Qualsiasi app Android rilasciata da aziende russe per il mercato russo potrebbe ora essere utilizzata per spiare”, ha dichiarato RKS Global nel proprio rapporto.
Mazay Banzaev, fondatore di Amnezia, una società VPN open-source, ha sottolineato la gravità della situazione a The Guardian: “È una cosa se le aziende IT russe ‘catturassero’ gli utenti nel momento in cui visitano un sito con una VPN attiva. È tutt’altro quando anche un’applicazione chiusa continua a scansionare il telefono alla ricerca di utilizzo di VPN.” Il quadro che emerge è quello di un sistema di controllo capillare, che combina barriere economiche, requisiti normativi e sorveglianza tecnica per isolare i cittadini russi dall’internet globale.





