Con il 7 agosto come ultima data utile prima della pausa estiva, la finestra legislativa su stablecoin e mercati dei digital asset si stringe
Il Clarity Act non è stato promulgato il 4 luglio, come aveva auspicato in maggio il consigliere della Casa Bianca Patrick Witt. La scadenza simbolica è passata senza un voto e ora la finestra utile per approvare la legge si riduce a poche settimane: il 7 agosto 2026 è l’ultimo giorno di sessione del Senato prima della pausa estiva e dell’avvio della campagna per le elezioni di metà mandato.
Secondo chi segue i negoziati, i lavori tecnici proseguono comunque. I collaboratori delle commissioni stanno ancora cercando di riconciliare le versioni elaborate dalla Commissione agricoltura e dalla Commissione bancaria del Senato. Una volta raggiunto l’accordo, la sessione pubblica richiesta per il voto – comprensiva della procedura di cloture e dei 60 voti necessari – potrebbe durare solo qualche giorno. Il problema, riferisce CoinDesk, è che la Camera dei rappresentanti attraversa una fase di stallo procedurale che indebolisce il senso di urgenza anche al Senato.
Il nodo politico più spinoso resta la clausola etica. Dopo la divulgazione finanziaria annuale del presidente Donald Trump – che ha dichiarato circa 1,4 miliardi di dollari di entrate da asset digitali nel 2025, tra royalty della sua società di memecoin, vendite di token tramite World Liberty Financial e cessioni a un fondo dell’Abu Dhabi – la senatrice Elizabeth Warren ha chiesto esplicitamente che il testo finale impedisca a presidenti, vicepresidenti, alti funzionari e membri del Congresso di trarre profitto dal settore. Il senatore Ruben Gallego, uno dei due democratici che hanno votato a favore del disegno di legge in commissione, ha ribadito che senza standard etici vincolanti non garantisce il suo voto in aula. La questione delle entrate di Trump non cambia la sostanza del negoziato, ma offre ai democratici un numero concreto su cui fare leva.
Agosto si avvicina. La domanda è se il Congresso riuscirà a chiudere un negoziato in stallo da mesi in poche settimane, o se la pausa estiva diventerà, di fatto, una proroga a tempo indeterminato.





