Il 2 luglio il Consiglio ha adottato la posizione che reintroduce il regime di scansione volontaria delle comunicazioni private scaduto ad aprile. All’Eurocamera, in seconda lettura, servono 361 voti per respingerlo.
Il 2 luglio il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato la posizione in prima lettura che ripristina il regolamento temporaneo ribattezzato Chat Control: una deroga alle regole ePrivacy che consente ai fornitori di servizi di messaggistica e posta elettronica di scansionare volontariamente le comunicazioni private degli utenti alla ricerca di materiale pedopornografico, nel quadro delle misure per la tutela dei minori online. La deroga precedente è scaduta il 3 aprile 2026; il nuovo testo la reintroduce senza modifiche sostanziali fino al 3 aprile 2028, in attesa del regolamento permanente contro gli abusi sui minori ancora in negoziato tra Parlamento e Consiglio.
Il 26 marzo il Parlamento europeo aveva respinto la proroga dello stesso regime con 311 voti contrari, 228 favorevoli e 92 astensioni, chiudendo la prima lettura del dossier. Da allora la scansione volontaria è rimasta senza base giuridica: aziende come Google, Meta, Microsoft e Snap avevano comunque annunciato l’intenzione di proseguire i rilevamenti, un’attività che secondo la Electronic Frontier Foundation rischia ora di violare il diritto dell’Unione.
La mossa del Consiglio sposta il dossier su un altro binario procedurale. La posizione adottata il 2 luglio passa all’Eurocamera in seconda lettura, dove le regole si invertono rispetto al voto di marzo: per respingere o emendare il testo serve la maggioranza assoluta dei componenti, 361 voti; in assenza, la posizione del Consiglio è adottata automaticamente.
Il calendario accorcia i margini. Su richiesta del Partito popolare europeo, l’aula vota oggi, martedì 7 luglio, il ricorso alla procedura d’urgenza; in caso di via libera, il voto finale è previsto giovedì 9 luglio, nell’ultima plenaria prima della pausa estiva. “Di solito, quando il Parlamento respinge un testo, il Consiglio smette di lavorarci. Ora siamo costretti a un secondo voto”, ha dichiarato a Euronews l’eurodeputata dei Verdi Markéta Gregorová.
Per Patrick Breyer, ex eurodeputato del Partito Pirata tra i critici storici del dossier, si tratta di un espediente procedurale: finché i governi possono prolungare per questa via “lo status quo conveniente della scansione di massa volontaria e indiscriminata”, scrive, non hanno alcun incentivo ad accettare l’impianto più mirato uscito dal Parlamento.
Le obiezioni tecniche restano quelle sollevate durante tutto il negoziato: i ricercatori Carmela Troncoso e Bart Preneel, insieme a oltre 800 accademici firmatari di lettere aperte contro la proposta, hanno avvertito che le tecnologie di scansione disponibili producono “tassi di errore inaccettabilmente alti”. L’esito dipende ora dai numeri in aula: senza una maggioranza assoluta di 361 voti per fermarlo, il testo del Consiglio diventa regolamento.





