Lo studio registra un calo dell’occupazione tra i lavoratori di 22-25 anni nei settori più esposti all’AI
Stanford University ha aggiornato nell’agosto 2026 lo studio «Canaries in the Coal Mine?», rilevando un divario occupazionale tra i lavoratori di 22-25 anni nelle professioni più esposte all’AI e i coetanei nei settori meno esposti.
Per l’analisi, i ricercatori hanno usato un sottoinsieme di dati salariali anonimizzati e aggregati da ADP. Hanno classificato le professioni usando una misura del potenziale impatto sul lavoro e l’Anthropic Economic Index, che considera l’uso di Claude nelle attività professionali.
Secondo gli autori, il fenomeno riguarda soprattutto minori assunzioni nelle posizioni iniziali, anziché licenziamenti o dimissioni. Tra i giovani lavoratori, gli effetti emergono più nell’occupazione complessiva che nelle retribuzioni. Nell’intera economia, le differenze tra le occupazioni classificate in base all’esposizione all’AI risultano invece più contenute.
La ricerca distingue tra uso automativo, che sostituisce lavoro svolto da persone, e uso augmentativo, che aiuta i lavoratori nelle attività che continuano a svolgere. Le professioni in cui prevale l’automazione mostrano esiti occupazionali relativi peggiori per chi è all’inizio della carriera. Contabili, revisori, receptionist e addetti alle informazioni figurano tra le professioni più suscettibili all’automazione.
Gli autori collegano il dato alla conoscenza codificata, formalizzata in procedure, testi e istruzione. Usando i requisiti formativi del database O*NET, lo studio associa professioni con maggiore conoscenza codificata a una crescita più lenta dell’occupazione entry-level. Le occupazioni con maggiore conoscenza pratica acquisita attraverso esperienza e affiancamento mostrano invece una crescita più rapida per i lavoratori di metà e fine carriera.





