L’exchange blocca le operazioni in peso, ma mantiene attivo il trading di digital asset.
Coinbase ha deciso di interrompere temporaneamente le operazioni in valuta fiat in Argentina, a meno di dodici mesi dal suo ingresso ufficiale nel mercato sudamericano. La decisione riguarda specificamente i servizi basati sul peso argentino, mentre le altre funzionalità rimangono operative.
Secondo quanto riportato da Forbes Argentina, l’exchange ha comunicato ai propri utenti la decisione di fare un passo indietro sui servizi locali dopo una valutazione delle proprie operazioni nel Paese. L’azienda ha definito tale mossa una “pausa deliberata”, finalizzata a rivedere la propria strategia e a ritornare sul mercato con un’offerta più solida e sostenibile nel lungo periodo.
Il cambiamento impatta principalmente i canali di conversione tra valuta tradizionale e asset digitali. A partire dal 31 gennaio 2026, gli utenti di Coinbase Argentina non potranno più acquistare o vendere USDC utilizzando peso argentini (ARS), né prelevare fondi sui conti bancari locali. La piattaforma ha concesso agli utenti una finestra di 30 giorni per completare le transazioni in peso e i prelievi prima della data limite.
Nonostante la sospensione dei servizi fiat, l’attività di trading tra criptovalute rimane funzionante. Gli utenti possono continuare ad acquistare, vendere, inviare e ricevere digital asset senza limitazioni. Coinbase ha inoltre rassicurato i clienti specificando che i fondi depositati non sono in alcun modo interessati dalla decisione e che la pausa non rappresenta un’uscita definitiva dal mercato argentino.
Parallelamente, la banca centrale argentina starebbe considerando di autorizzare le banche tradizionali a operare con criptovalute. Il Banco Central de la República Argentina sarebbe al lavoro su nuove normative che potrebbero consentire agli istituti bancari di impegnarsi direttamente con gli asset digitali, sebbene tempistiche e portata definitiva rimangano ancora da definire.
Tale potenziale apertura rappresenterebbe un’inversione di rotta rispetto al 2022, quando la banca centrale aveva vietato alle istituzioni finanziarie di offrire servizi di trading crypto, dopo che diverse banche avevano iniziato a esplorare i servizi legati agli asset digitali. All’epoca, i regolatori avevano giustificato il divieto citando rischi per gli utenti e per la stabilità del sistema finanziario nel suo complesso.





