L’agenzia fiscale sudcoreana avvisa: ispettori autorizzati a perquisire abitazioni per confiscare wallet non-custodial.
Il fisco della Corea del Sud ha lanciato un avvertimento ai possessori di digital asset: chi non salda i propri debiti tributari rischia il sequestro dei cold wallet direttamente a casa propria. L’annuncio, riportato dal quotidiano Hankook Ilbo il 9 ottobre, proviene direttamente dal National Tax Service (NTS), l’agenzia delle entrate sudcoreana.
Le autorità fiscali sudcoreane hanno già avviato da tempo campagne contro gli evasori che detengono criptovalute su exchange locali. Nelle ultime settimane, diversi enti nazionali hanno ampliato tali operazioni includendo anche cittadini inadempienti nel pagamento di bollette idriche e multe stradali.
Tuttavia, la dichiarazione dell’NTS rappresenta un’escalation: l’agenzia ha confermato di essere perfettamente consapevole che numerosi investitori conservano i propri asset digitali in modalità offline, utilizzando soluzioni di self-custody. Un portavoce ufficiale dell’NTS ha dichiarato:
“Siamo ora in grado di monitorare lo storico delle transazioni crypto di un contribuente inadempiente attraverso programmi di tracciamento blockchain. E qualora sospettassimo che stiano nascondendo le loro monete offline, siamo autorizzati a condurre perquisizioni domiciliari, confiscando hard drive o computer”.
Nonostante i poteri estesi del fisco sudcoreano, esiste una zona grigia. Come evidenziato dal quotidiano:
“Si verificano problematiche nei casi in cui i contribuenti morosi utilizzano exchange stranieri. Poiché la legislazione domestica non ha efficacia all’estero, l’NTS deve fare affidamento sulla cooperazione dei governi esteri per determinare la natura degli asset di un contribuente inadempiente”.
Sebbene il Multilateral Tax Administration Cooperation Agreement permetta a Seul di collaborare con 74 nazioni su questioni fiscali, questa rete potrebbe rivelarsi insufficiente. La Corea del Sud non ha accordi di questo tipo con Stati Uniti, Cina o Russia.
Esistono inoltre evidenze che suggeriscono come un numero crescente di trader sudcoreani stia abbandonando le piattaforme nazionali in favore di alternative straniere o decentralizzate. Dati del Financial Supervisory Service (FSS) mostrano che, nella prima metà dell’anno corrente, l’ammontare di criptovalute trasferite da exchange domestici verso società estere o wallet ha raggiunto i 78,9 mila miliardi di won (circa $55,6 miliardi).
Come opera l’NTS sugli exchange nazionali
In base al National Tax Collection Act, l’agenzia fiscale può imporre ordini di “diritto di interrogazione e ispezione” su account individuali. L’NTS emette generalmente questi provvedimenti verso gli exchange in casi di mancato pagamento abituale, specialmente quando i presunti evasori dichiarano di non poter saldare i debiti tributari in sospeso.
Quando le indagini dell’NTS confermano che l’individuo possiede criptovalute, l’exchange risponde sospendendo i relativi wallet. Tutte gli asset presenti nell’account vengono quindi trasferiti nei wallet dell’NTS. Alcuni enti fiscali locali inviano poi un ultimatum ai possessori di criptovalute, avvertendoli che l’agenzia provvederà alla liquidazione degli asset qualora non regolarizzino la propria posizione fiscale.
In assenza di risposta, l’agenzia procede immediatamente alla vendita delle criptovalute convertendole in valuta fiat a prezzo di mercato.
Secondo i dati dell’NTS presentati agli uffici del parlamentare del Partito Democratico Kim Young-jin, il servizio fiscale “ha sequestrato e raccolto asset digitali da 14.140 contribuenti morosi negli ultimi quattro anni”. Questo ha portato l’NTS e le sue affiliate regionali a liquidare criptovalute per un valore di 146,1 miliardi di won (circa $103 milioni) nello stesso periodo.





