La nuova tassa in Francia colpirebbe i possessori di asset digitali sopra i €2 milioni, equiparando le criptovalute a beni improduttivi.
I legislatori francesi hanno compiuto un ulteriore passo verso l’introduzione di una nuova forma di imposizione fiscale che coinvolgerà anche il settore dei digital asset. Il 31 ottobre l’Assemblea Nazionale, la Camera bassa del Parlamento francese, ha approvato un emendamento che ridefinisce il concetto di “ricchezza improduttiva” e ne amplia la tassabilità.
Il deputato centrista Jean-Paul Matteï ha presentato l’emendamento il 22 ottobre, ottenendo l’approvazione con 163 voti favorevoli contro 150 contrari. Il sostegno è arrivato da una coalizione che ha visto uniti socialisti e parlamentari di estrema destra.
La proposta legislativa deve ancora superare l’intero iter parlamentare, incluso il passaggio al Senato, prima di diventare legge effettiva. Tuttavia, la sua approvazione in prima lettura rappresenta un segnale della direzione fiscale che la Francia intende intraprendere per il bilancio 2026.
Nella relazione illustrativa dell’emendamento, Matteï ha criticato l’attuale legge sull’imposta patrimoniale immobiliare, definendola “economicamente incoerente” poiché esclude dalla tassazione numerosi beni considerati improduttivi. Tra questi figurano oro, monete da collezione, automobili d’epoca, yacht e opere d’arte. Il parlamentare sostiene che la riforma fiscale incentiverebbe gli investimenti produttivi, poiché il sistema vigente non considera adeguatamente gli asset capaci di “contribuire al dinamismo dell’economia francese”.
La definizione di “beni improduttivi” è stata notevolmente ampliata e ora comprende:
- immobili non produttivi;
- oggetti di valore come preziosi e aeromobili privati;
- asset digitali, incluse le criptovalute.
La soglia di applicazione è fissata a €2 milioni di ricchezza improduttiva, in aumento rispetto al limite attuale di €1,3 milioni previsto per l’imposta patrimoniale immobiliare.
Il nuovo sistema di tassazione prevede un’aliquota fissa dell’1% sul valore degli asset improduttivi che superano la soglia dei €2 milioni. Questo rappresenta una semplificazione rispetto al sistema progressivo attuale, che varia dallo 0% per patrimoni sotto gli €800.000 fino all‘1,5% per quelli superiori ai €10 milioni.
L’emendamento ha suscitato forti critiche nel settore dei digital asset. Éric Larchevêque, co-fondatore di Ledger, ha espresso la sua netta opposizione alla misura:
“Questa legge punisce tutti i risparmiatori che desiderano ancorarsi finanziariamente all’oro e a Bitcoin per proteggere il loro futuro”.
Larchevêque ha evidenziato che molti possessori francesi di criptovalute potrebbero essere costretti a liquidare parte dei loro asset digitali per pagare l’imposta, qualora non disponessero di altre risorse liquide.
“Si tratta di un grave errore ideologico”, ha aggiunto il fondatore di Ledger, “ma rivelatore di una svolta fiscale: punire la detenzione di valore al di fuori del sistema monetario fiat”.
Un’ulteriore preoccupazione riguarda la possibilità che la soglia dei €2 milioni possa essere abbassata in futuro, estendendo la tassazione a una platea più ampia di investitori.
“C’è certamente ancora un iter legislativo perché questo venga incluso nella legge di bilancio 2026”, ha concluso Larchevêque, “ma la probabilità che entri in vigore il 1° gennaio rimane alta”.





