Riforma fiscale crypto in Giappone: un’imposta unica del 20% sul trading raccoglierebbe il consenso degli operatori.
Secondo un recente sondaggio condotto dalla Japan Blockchain Association, che ha coinvolto 1.500 adulti giapponesi tra i 20 e i 69 anni, la maggior parte degli attuali investitori in bitcoin, ether e altre criptovalute si dice pronta ad aumentare la propria esposizione se il governo dovesse introdurre una riforma fiscale specifica per il comparto.
Il sondaggio mostra come l’introduzione di un’aliquota flat del 20% sui profitti derivanti dalla compravendita potrebbe cambiare la situazione. In risposta alla domanda: “Possiedi Bitcoin o altre criptovalute?”, il 13% degli intervistati ha risposto affermativamente.
Alla domanda successiva, “Compreresti criptovalute/più criptovalute se il governo stabilisse un’aliquota fiscale fissa del 20% sui profitti da crypto?”, l’84% dei 191 intervistati che hanno dichiarato di possedere criptovalute ha risposto “sì”. Anche il 12% dei 1.309 non possessori di criptovalute ha concordato sul fatto che inizierebbe ad acquistare digital asset se il governo approvasse riforme fiscali favorevoli.
Attualmente, i profitti da criptovalute sono tassati come “altri redditi”, con aliquote che possono arrivare fino al 55%. Tale sistema, secondo imprenditori e investitori, frena la crescita del mercato e scoraggia i nuovi ingressi.
La Japan Blockchain Association, che rappresenta i principali exchange e operatori del Paese, ha ufficialmente presentato una petizione il 18 luglio, chiedendo all’Agenzia per i servizi finanziari (FSA) di autorizzare la riforma fiscale crypto in Giappone. La proposta prevede una tassazione unica del 20% in sostituzione dell’attuale quadro normativo. Al tempo stesso, la JBA chiede che i trader possano scegliere come pagare le tasse: direttamente alla fonte in fase di vendita degli asset, oppure tramite dichiarazione dei redditi. La decisione finale, tuttavia, spetta alla FSA, i cui suggerimenti sono solitamente accolti dal governo.





