Le riserve di bitcoin dello Stato provengono principalmente da operazioni di mining, non da sequestri come inizialmente speculato.
Secondo un’analisi condotta dalla piattaforma di blockchain analytics Arkham Intelligence, gli Emirati Arabi Uniti (UAE) possiedono circa $700 milioni in bitcoin. Tale somma è stata accumulata principalmente attraverso attività di mining.
A differenza di altre nazioni come Stati Uniti e Regno Unito, i bitcoin degli Emirati Arabi Uniti non derivano da confische di beni criminali. Arkham Intelligence ha rivelato tramite un post su X che i wallet governativi dello Stato contengono circa 6.300 BTC, tutti ottenuti attraverso operazioni di mining legittime.
La fonte principale di questi bitcoin è Citadel Mining, società posseduta all’85% da 2pointzero, che a sua volta appartiene alla International Holding Company (IHC). Quest’ultima vede una partecipazione del 61% da parte di UAE Royal Group, conglomerato di proprietà dello Sheikh Tahnoon bin Zayed Al Nahyan, membro della famiglia reale di Abu Dhabi.
Complessivamente, Arkham stima che attraverso Citadel, gli Emirati abbiano minato un totale di 9.300 BTC nel corso delle loro operazioni.
Secondo i dati di BitBo, con le riserve recentemente confermate gli Emirati Arabi si posizionano al sesto posto nella classifica mondiale dei possessori statali di bitcoin, dietro al Bhutan (10.565 BTC) e davanti a El Salvador (6.280 BTC).
BitBo stima che i governi detengono complessivamente circa 517.000 BTC, rappresentando il 2,4% dell’offerta totale con un valore superiore ai $56 miliardi.





