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Joana Cotar: “L’Ue vuole bandire Bitcoin ma non può farlo. I parlamentari vanno educati”.

Federico Rivi by Federico Rivi
Marzo 10, 2026
in Bitcoin, Feature, Interview
Joana Cotar: ‘The EU wants to ban Bitcoin but cannot do so. MPs must be educated.”

Joana Cotar and the German Parliament

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“Vorrei bitcoin a corso legale in Germania”. I pericoli dell’euro digitale; Bitcoin come strumento di protezione delle libertà individuali. Intervista alla parlamentare tedesca Joana Cotar.

La politica energetica in Germania è ridicola. Le aziende se ne stanno andando perché non possono più pagare le bollette. In un Paese industrializzato come il nostro, questa è follia. Il mining di Bitcoin può stabilizzare le reti.

Joana Cotar

E’ passato poco meno di un anno da quando Berlino ha spento gli ultimi tre reattori nucleari presenti nel Paese per poi riaprire, seppur momentaneamente, centrali elettriche alimentate a carbone per soddisfare la domanda di elettricità. La politica energetica non è all’altezza della nazione più industrializzata d’Europa e Bitcoin, per quanto apparentemente distante dal tema, potrebbe in realtà avere un ruolo importante nel diminuire i costi dell’energia anche in Germania.

A sostenerlo è Joana Cotar, parlamentare tedesca indipendente divenuta nota tra i bitcoiner dopo aver tenuto un discorso pro-Bitcoin e contro l’euro digitale all’interno del Parlamento di Berlino.

Cotar entra in contatto con Bitcoin per la prima volta nel 2013, quando il fratello gliene parla come di un’opportunità d’investimento. Inizia a studiarne le caratteristiche due anni più tardi e capisce che può essere “la soluzione per tantissimi problemi”, come racconta lei stessa ad Atlas21.

Per questo, dopo aver lasciato il partito di destra Alternative für Deutschland (AfD) nel 2022, si convince a dedicarsi a Bitcoin. “La decisione di concentrarmi su Bitcoin non è direttamente collegata alla mia uscita dal partito”, racconta. “Ho cercato di portare il mio punto di vista nel partito, ma non ho avuto successo. Il motivo reale è che io sto lottando per la libertà e far parte di una formazione che improvvisamente si schiera con Putin, la Cina o l’Iran, evitando di condannare le censure, è qualcosa di inaccettabile per me. Io sto lottando per i valori opposti”.

Ha lanciato “Bitcoin im Bundestag” (“Bitcoin nel Parlamento”, nda): come si struttura l’iniziativa?

“Abbiamo creato un sito web e una newsletter ricchi di informazioni su Bitcoin per i colleghi parlamentari per i loro dipendenti. Abbiamo poi lanciato una serie di eventi invitando esperti del settore, tra cui Roman Reher (creatore di Blocktrainer, il più noto canale di divulgazione su Bitcoin in Germania, nda) e Samson Mow. Abbiamo raggiunto 200 registrazioni agli eventi, da tutti i partiti del Parlamento. Penso sia un risultato davvero importante”.

“So di piani dell’Unione Europea mirati a bandire Bitcoin – spiega Cotar. Non si tratta di una novità; è da molto tempo che ci provano, ma non capiscono che non possono farlo davvero. Anche per questo ho pensato: ‘Facciamo qualcosa‘. Non hanno idea di cosa sia realmente Bitcoin. Pensano che consumi molta energia, che sia usato per il riciclaggio di denaro e che venga utilizzato dai terroristi, come Hamas. Questo è ciò che dicono i conservatori in Germania, perché questo è tutto ciò di cui scrivono i giornali tedeschi e dell’Unione Europea. Spiegare loro che Bitcoin è un’opportunità per il futuro è fondamentale perché solo i politici ben informati possono prendere buone decisioni”.

In passato ha dichiarato che vorrebbe bitcoin a corso legale in Germania. Lo pensa ancora?

“Sì, certo che sì. Solitamente la Germania è sempre indietro rispetto alla digitalizzazione. Vediamo sempre i rischi e mai le opportunità. Quindi perché non essere, per una volta, uno dei primi Paesi a capire che si tratta di un’enorme opportunità? E se la Germania dovesse farlo, sono sicura che molti altri Paesi la imiterebbero. Non è necessario partire subito con il corso legale: si potrebbe iniziare consentendo di pagare le tasse in bitcoin e poi esaminare tutti i quadri regolamentari necessari. Ma dobbiamo iniziare ora, altrimenti perderemo l’opportunità”.

Avrebbe senso investire parte delle risorse pubbliche in bitcoin?

“Sì. Penso che sia un investimento su cui si possa fare affidamento. Magari non proprio tutte le risorse, non sono un’estremista come alcuni miei amici che hanno investito tutto in bitcoin (ride)”.

Quale percentuale suggerirebbe?

“Per la Germania, non posso dirlo. Nel mio portafoglio personale, metà dei fondi sono in bitcoin, l’altra metà in azioni e prodotti simili. E bitcoin sta performando meglio, ma non è solamente una questione di investimento, è anche per il fatto di possedere un denaro decentralizzato e incensurabile. Abbiamo visto cos’è successo in Canada ai camionisti che si sono rifiutati di vaccinarsi: si sono rivolti a bitcoin. Bitcoin è un modo per difendere la propria privacy contro il potere del governo“.

Nel suo discorso al Parlamento diventato virale ha detto che l’euro digitale non serve a nessuno, tranne che “alla Bce e ai politici con un’agenda diversa, quella della sorveglianza totale dei cittadini“. Secondo lei c’è un rischio concreto che l’introduzione dell’euro digitale possa portare a una società modellata sul sistema di credito sociale cinese?

“Assolutamente sì. Le persone si fidano ancora troppo dei politici. Ci promettono che l’euro digitale non verrà usato per la sorveglianza e sarà introdotto per il nostro bene. La realtà è che non c’è motivo di avere un euro digitale se non si vogliono monitorare le persone“.

I membri della Bce ci tengono spesso a sottolineare che l’euro digitale verrà sviluppato per proteggere la privacy degli utenti e che sarà quasi privato quanto il contante. Non basta?

“Mentono! Mentono, suvvia. Ci hanno anche detto che l’euro sarebbe stato una grande idea e che sarebbe stato stabile come il marco tedesco per la Germania. Ogni promessa che ci hanno fatto sull’euro è stata disattesa. Perché dovremmo credere loro quando si tratta dell’euro digitale? Io sono in politica da oltre dieci anni e ho imparato che non ci si può fidare dei politici quando ci promettono qualcosa, perché pensano al loro denaro, al loro potere, al loro lavoro. Non pensano davvero alle persone. E se possono installare un’infrastruttura per mantenere il loro potere e controllare tutti i cittadini, lo faranno di sicuro. Lo hanno sempre fatto in passato”.

Qualcuno obietta che negli Stati di diritto democratici i poteri dei governi dovrebbero essere regolati dalle Costituzioni e dalle leggi. Come risponde?

“Abbiamo visto tutti cosa hanno fatto durante il Covid. I diritti garantiti dalla Costituzione tedesca sono stati negati. Ci hanno detto: ‘E’ per il vostro bene. Ci stiamo occupando della vostra salute‘. Io non sono vaccinata, quindi non mi è stato permesso di andare al ristorante, non ho potuto volare, non ho potuto tenere i miei discorsi qui al Parlamento dalla mia postazione regolare. Qui in Germania ci sono medici che hanno contestato certe misure e lo Stato li sta ancora perseguendo. Non possono più esercitare la loro professione. La polizia ha fatto irruzione nelle loro case solo perché hanno detto: ‘Abbiamo dei diritti, non potete toglierceli‘. Se si guarda a quello che è successo in questi due anni, sono sicura che se il governo tedesco avesse detto: ‘Prendiamo tutte le persone che non sono state vaccinate e mettiamole da qualche parte‘, la maggioranza della popolazione sarebbe stata d’accordo. Pensavo che avessimo imparato dalla nostra storia quanto possano essere manipolatori i politici e come, se non si mette in discussione ciò che dicono, possano accadere cose davvero brutte“.

Bitcoin potrebbe portare la politica verso una visione del mondo più libertaria?

Sì. È per questo che sto portando avanti l’iniziativa Bitcoin im Bundestag. Si può spiegare ai Verdi quanto sia importante Bitcoin per il settore energetico, si può far capire alla sinistra il ruolo di Bitcoin nell’inclusione finanziaria. Bitcoin ha così tanti vantaggi che bisogna solamente trovare il modo giusto di parlarne alle persone giuste.

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