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JPMorgan: dalla “frode” Bitcoin agli ETF spot, la conversione del gigante di Wall Street

Davide Coltro by Davide Coltro
Giugno 27, 2025
in Bitcoin, Feature
JPMorgan: dalla “frode” Bitcoin agli ETF spot, la conversione del gigante di Wall Street
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Come la più grande banca d’America è passata dal denigrare ad abbracciare Bitcoin nonostante le resistenze del Ceo Dimon.

Negli ultimi anni JPMorgan Chase, la più grande banca d’America, ha compiuto una trasformazione, passando da nemica di Bitcoin a facilitatore dell’ingresso del capitale istituzionale nel mondo dei digital asset. Controversa è la figura di Jamie Dimon: l’amministratore delegato che per anni ha definito Bitcoin una “frode”, ora guida un’istituzione che non solo consente l’accesso dei clienti agli ETF spot, contribuendo all’istituzionalizzazione di Bitcoin, ma accetta questi stessi strumenti come garanzia per ottenere un prestito.

Quando Bitcoin era “una frode”

Il percorso di JPMorgan verso l’accettazione di Bitcoin è costellato di dichiarazioni critiche da parte del Ceo della banca. Nel 2014, durante un’intervista alla CNBC, l’amministratore delegato dichiarò:

“Bitcoin è una pessima riserva di valore, può essere replicato all’infinito. Non ha l’autorevolezza di un governo”.

Nel settembre 2017, Dimon non usò mezzi termini: “Bitcoin è una frode”, aggiungendo che avrebbe “licenziato in un secondo” qualsiasi trader della sua banca sorpreso a negoziare la criptovaluta, definendo chi lo faceva “stupido” e paragonando il fenomeno alla celebre bolla dei tulipani del XVII secolo.

Il 2023 ha visto forse il picco del suo scetticismo: davanti al Senato americano, Dimon etichettò Bitcoin come una “pietra da compagnia”, sostenendo che il suo “unico vero caso d’uso è per criminali, trafficanti di droga, riciclaggio di denaro ed evasione fiscale”, e arrivando a suggerire che, se fosse stato il governo, avrebbe “chiuso” Bitcoin.

Il cambio di posizione, seppur timido, di Dimon si è notato nelle dichiarazioni di maggio 2024:

“Non credo che si debba fumare, ma difendo il vostro diritto di fumare. Perciò difendo il vostro diritto di comprare Bitcoin”. 

L’esperimento interno: blockchain sì, Bitcoin no

Mentre Dimon criticava pubblicamente Bitcoin, JPMorgan Chase seguiva una strategia diversa. Tra il 2017 e il 2018 la banca iniziò a sperimentare con la tecnologia blockchain e DLT (Distributed Ledger Technology), riconoscendone il potenziale per “ripensare i modelli tradizionali delle infrastrutture dei mercati finanziari”. Secondo l’azienda, l’integrazione della blockchain nella finanza tradizionale avrebbe reso le transazioni “più efficienti e trasparenti” riducendo i rischi di controparte.

Nel 2019 la banca lanciò JPM Coin, una moneta digitale ancorata al dollaro statunitense progettata per pagamenti istantanei tra clienti istituzionali. Non si trattava di un prodotto per i retail, ma di uno strumento interno per facilitare i trasferimenti di fondi immediati.

Nel 2020 nacque Onyx, la business unit dedicata alla blockchain, rinominata Kinexys nel novembre 2024. Tale divisione ha sviluppato piattaforme come Kinexys Digital Payments e Kinexys Digital Assets, offrendo servizi che spaziano dal finanziamento digitale alle reti di garanzia tokenizzate. L’unità è stata incaricata di sviluppare e commercializzare prodotti, soluzioni e infrastrutture blockchain per le attività e i clienti della banca. 

JPMorgan ha anche sviluppato Quorum, una blockchain permissioned che rispecchia l’approccio chiuso e controllato tipico delle prime sperimentazioni della finanza tradizionale con gli asset digitali.

Gli ETF spot cambiano tutto

L’approvazione degli ETF spot su Bitcoin da parte della Sec nel gennaio 2024 ha rappresentato un momento spartiacque. Il successo è stato immediato: attualmente tali strumenti gestiscono collettivamente oltre $128 miliardi, rendendoli tra i lanci di ETF più riusciti della storia americana.

JPMorgan Securities è stata nominata Partecipante Autorizzato (AP) per l’iShares Bitcoin Trust (IBIT) di BlackRock, il principale ETF spot su Bitcoin. Il ruolo di AP è fondamentale: questi soggetti mantengono l’allineamento tra il prezzo dell’ETF e i suoi asset sottostanti, gestendo la creazione e il riscatto delle quote. L’approvazione da parte della Sec del “modello in contanti” – dove gli AP forniscono liquidità all’emittente che poi acquista bitcoin – ha aperto le porte alle banche tradizionali come JPMorgan. In pratica, la banca sfrutta la sua infrastruttura esistente e la sua esperienza in materia di conformità normativa per facilitare il flusso di capitale in questi prodotti regolamentati.

Dall’AP al trading: la domanda dei clienti vince

Lo scorso maggio JPMorgan ha fatto un passo ulteriore verso la principale criptovaluta, aprendo alla compravendita degli ETF spot su Bitcoin. Secondo il Time, il catalizzatore principale di tale decisione è stata la pressione dei clienti, in particolare di quelli con patrimoni elevati e istituzionali che cercavano diversificazione. Per il magazine statunitense, con oltre $3.000 miliardi di asset gestiti, JPMorgan rischiava di perdere clienti a favore di concorrenti come Goldman Sachs e Morgan Stanley, già attivi nel settore.

A rafforzare tale direzione è arrivata la notizia dell’accettazione degli ETF Bitcoin come garanzia per i prestiti. Tale politica, applicata globalmente sia ai retail che agli attori istituzionali, pone Bitcoin alla pari con asset tradizionali come azioni, immobili e opere d’arte nel calcolo del patrimonio netto e della liquidità dei clienti.

La recente decisione di JPMorgan di accettare gli ETF Bitcoin come collaterale rappresenta la capitolazione di Wall Street di fronte all’inevitabilità di Bitcoin. Jamie Dimon può continuare a definire Bitcoin una “pietra da compagnia” nei suoi interventi pubblici, ma la realtà dei fatti racconta una storia diversa. La sua banca non può permettersi di restare alla finestra mentre i concorrenti cavalcano l’onda dell’asset più performante della storia.

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