Migliaia di possessori di criptovalute negli Stati Uniti stanno scoprendo che l’Agenzia delle Entrate americana ha monitorato silenziosamente le loro attività.
Negli ultimi due mesi si è registrato un incremento del 758% nelle segnalazioni di lettere di avvertimento fiscale da parte dell’Internal Revenue Service (IRS) legate agli asset digitali, secondo quanto riportato da CoinLedger.
Tale fenomeno starebbe colpendo anche investitori che credevano di aver rispettato tutte le normative fiscali vigenti. Le società specializzate in consulenza fiscale per criptovalute, come Taxing Cryptocurrency, confermano tale tendenza.
Tipologie di lettere e loro implicazioni legali
Le comunicazioni dell’IRS non sono tutte uguali e variano per gravità e conseguenze. La più comune è la Lettera 6174, considerata un approccio “soft” che non accusa direttamente il contribuente di irregolarità fiscali. Esiste poi la variante 6174-A, che insinua possibili problematiche nella dichiarazione dei redditi.
La situazione si aggrava con la Lettera 6173, che richiede una risposta obbligatoria da parte del contribuente. Il livello massimo di allerta è rappresentato dal CP2000, dove l’IRS ha già calcolato l’importo dovuto e concede soli 30 giorni per contestare la valutazione, altrimenti scattano automaticamente le procedure di recupero.
Secondo CoinLedger, l’aspetto più preoccupante di tale campagna è che molti destinatari delle lettere sono investitori retail che hanno operato in buona fede. Ben Yoder, Customer Success Manager di CoinLedger, ha dichiarato a Cryptopolitan:
“Non si tratta di evasori fiscali, ma di investitori comuni che hanno posseduto Bitcoin o Ethereum per anni e pensavano di aver fatto tutto correttamente”.
L’IRS ha raccolto dati da exchange come Coinbase e Poloniex, utilizzando queste informazioni per verificare retroattivamente le dichiarazioni fiscali. Stando a quanto riportato, il problema principale emerge quando gli investitori trasferiscono asset digitali tra wallet diversi: se viene acquistato bitcoin su una piattaforma, spostato su un cold wallet e successivamente venduto su un altro exchange, il secondo exchange potrebbe riportare un prezzo di carico pari a zero, facendo apparire l’intera vendita come profitto puro, suggerisce CoinLedger.
A partire dal 2026, gli exchange di criptovalute dovranno inviare il nuovo Form 1099-DA sia agli utenti che direttamente all’IRS, documentando guadagni e perdite. Se i contribuenti non riporteranno gli stessi importi indicati nel 1099-DA, riceveranno quasi certamente un avviso CP2000.
David Kemmerer, Ceo di CoinLedger, ha commentato:
“L’IRS ha maggiore visibilità sulle crypto che mai, ma senza dati accurati sul prezzo di carico, anche gli investitori conformi possono essere erroneamente segnalati”.





