Come le società di mining di bitcoin si stanno spostando verso l’AI per diversificare il proprio business e stabilizzare i profitti.
Il settore del mining di Bitcoin e quello dell’intelligenza artificiale (AI) sembrano destinati a un legame sempre più stretto. Da un lato, le società di mining sono alla ricerca di maggiore stabilità nei ricavi; dall’altro, l’AI ha bisogno di grandi infrastrutture energetiche. Ciò ha portato diverse aziende di mining a esplorare il business dei data center per l’AI. Ma si tratta di una sinergia naturale o di una competizione per le risorse energetiche?
L’instabilità dei ricavi nel mining
Il settore del mining ha sempre dovuto fare i conti con una volatilità dei ricavi. La natura probabilistica della scoperta di nuovi blocchi, le variazioni della difficoltà e le fluttuazioni del prezzo di bitcoin rendono difficile fornire stime affidabili agli investitori (proprio per questo motivo esistono le mining pool, per ricevere ricompense più regolari).
Ad esempio, quando un’azienda quotata in Borsa deve presentare le previsioni per l’anno successivo, deve fornire una stima dei suoi guadagni. Nel mining di Bitcoin tali previsioni sono difficili da calcolare.
Le società di mining devono affrontare l’incertezza cercando nuove strategie di diversificazione. Gli investitori di un’azienda desiderano sapere il ritorno atteso sul proprio investimento (ROI), richiedendo proiezioni di ricavi affidabili e flussi di cassa prevedibili, elementi difficili da garantire nell’industria del mining.
L’hosting di data center AI offrirebbe ai miner un’opportunità di reddito stabile: definendo contratti a lungo termine con società AI, i miner possono ottenere flussi di cassa costanti, diversificando così il loro modello di business. Tale approccio ridurrebbe il rischio legato alle fluttuazioni di prezzo, creando una fonte di guadagno più prevedibile.
Secondo quanto affermato lo scorso agosto dal Ceo della mining pool Luxor, Nick Hansen, le operazioni di calcolo per l’intelligenza artificiale potrebbero generare ricavi tra $2 e $3 per ogni kilowattora consumato (ma Luxor non specifica in quale zona geografica, ndr), un valore nettamente superiore rispetto ai rendimenti del mining, che si attestano tra $0,15 e $0,20 per la stessa quantità di energia impiegata. Sulla base di un’intervista con l’amministratore delegato di Hut 8 Asher Genoot e stime di terze parti, VanEck assume che l’AI potrebbe generare ricavi di $1,30 per kWh.
L’attrazione verso i data center AI
Alcune delle principali aziende di mining, come Crusoe Energy, Iren, Hut 8, Cypher Mining, Core Scientific e Bitfarms, stanno investendo in data center AI.
La scelta è motivata da tre sinergie infrastrutturali:
- spazio fisico: sia il mining che l’AI richiedono ampi spazi (grandi capannoni) per ospitare hardware ad alte prestazioni;
- sistemi di raffreddamento: entrambi i settori generano un’elevata quantità di calore. Da una parte la gestione del calore prodotto dagli ASIC e dall’altra il raffreddamento delle GPU necessitano di sistemi avanzati di dissipazione;
- consumo di corrente elettrica: sia il mining che l’AI sono settori energivori, anche se con esigenze operative diverse.
Sviluppare un’infrastruttura dedicata all’AI da zero comporta investimenti e complessità notevoli. Per questo motivo, diverse aziende AI stanno rivolgendo la loro attenzione alle società di mining, che dispongono già dell’infrastruttura computazionale necessaria per supportare i carichi di lavoro dell’intelligenza artificiale. Come spiegato in un report di agosto 2024 da Matthew Sigel, head of digital assets research presso VanEck:
“La sinergia è vincente: le aziende AI hanno bisogno di energia e i miner di Bitcoin ce l’hanno. I miner di Bitcoin sono equipaggiati in modo straordinario per supportare immediatamente l’IA [e il calcolo ad alte prestazioni (HPC – High Performance Computing)]”.
Sigel ha aggiunto che alcune società di mining possono essere riconvertite per servire l’AI in meno di un anno, rispetto ai quattro anni necessari per lo sviluppo di data center AI da zero.
Secondo gli analisti della società di ricerca e consulenza finanziaria Bernstein, guidati da Gautam Chhugani, entro la fine del 2027 circa il 20% della capacità energetica dei miner di Bitcoin potrebbe essere destinata all’intelligenza artificiale.
Stando a quanto riportato da Yahoo Finance, Jason Les, Ceo di Riot Platforms, ha dichiarato che la sua società ha ricevuto diverse richieste da parte di aziende AI “blue-chip” interessate a garantire un’ampia capacità energetica. In molti casi, tali aziende si sono offerte di coprire i costi di capitale necessari per l’adeguamento delle strutture esistenti.
“È un flusso di cassa costante e affidabile”, ha affermato Les, aggiungendo: “Un flusso di cassa che, a differenza del resto della nostra attività, non è soggetto alla volatilità di bitcoin”.
“Se stai collaborando con un partner ben capitalizzato, puoi essere sicuro che rispetterà questi accordi per un periodo molto lungo”, ha concluso Les.
Il fabbisogno energetico dell’AI
I sistemi di intelligenza artificiale e i data center che li ospitano necessitano di considerevoli quantità di energia affidabile. Secondo quanto riportato dal Dipartimento dell’Energia USA, i data center consumano da 10 a 50 volte più energia rispetto a un edificio commerciale standard.
Le stime della Commissione Federale di Regolamentazione dell’Energia indicano che i centri di elaborazione dati statunitensi richiederanno fino a 35 GW entro il 2030. Gli esperti dell’Istituto di Ricerca sull’Energia Elettrica prevedono che questi centri potrebbero arrivare a consumare fino al 9% dell’intera produzione elettrica americana entro tale data.
Le previsioni di Goldman Sachs suggeriscono un incremento del 160% nella domanda energetica dei data center entro il 2030, dovuto principalmente all’AI. Si stima che entro il 2028, l’AI rappresenterà il 19% del fabbisogno energetico di queste strutture.
Nel frattempo, l’Amministrazione per l’Informazione sull’Energia degli Stati Uniti valuta che il mining di bitcoin rappresenti tra lo 0,6% e il 2,3% del consumo elettrico annuale statunitense.
Inoltre, mentre il mining di bitcoin può adattarsi a interruzioni energetiche temporanee, i data center per l’AI richiedono un flusso costante di corrente, il che potrebbe creare competizione per l’approvvigionamento elettrico. Tuttavia, proprio questa differenza nei requisiti operativi potrebbe trasformarsi in un vantaggio: i miner potrebbero agire come “load balancers” per le reti energetiche, combinando il mining con l’hosting di carichi di lavoro AI. Durante i picchi di domanda per l’AI, potrebbero ridurre l’intensità del mining per liberare energia, mentre nei periodi di bassa domanda AI, aumenterebbero l’attività di mining.
Diversificazione delle entrate
Per far fronte all’instabilità dei ricavi, nell’ultimo anno le società di mining hanno attuato diverse strategie.
Secondo un report di Clear Street intitolato ‘BTC mining: i temi chiave del 2025 emergono’, i miner stanno perseguendo strategie di rendimento per le loro riserve di bitcoin e diversificando nel calcolo AI/HPC (Artificial Intelligence and High Performance Computing). Il documento delinea tre temi per il 2025:
- generare ricavi sulle riserve di bitcoin;
- sfruttare l’infrastruttura esistente per iniziative HPC/AI;
- beneficiare di un cambiamento nella leadership normativa statunitense.
Alcune aziende di mining stanno cercando nuovi modi per guadagnare dai bitcoin che detengono e una delle opzioni possibili è il prestito di titoli. Se la Sec permettesse la conversione diretta di bitcoin in quote di ETF, i miner potrebbero scambiare BTC per ETF e guadagnare prestando queste quote a investitori istituzionali. Secondo Clear Street, aziende come CleanSpark che detengono una grande quantità di bitcoin, potrebbero generare milioni di dollari all’anno in interessi. Altri miner, come Bit Digital, TeraWulf e Bitfarms, adottano strategie diverse, tra cui “programmi di staking” o vendita immediata dei bitcoin. Un approccio simile potrebbe aprire nuove fonti di reddito e migliorare l’efficienza operativa del settore.
Inoltre il documento evidenzia che molti miner stanno adattando le loro infrastrutture per fornire potenza di calcolo ad applicazioni avanzate per l’intelligenza artificiale (HPC), diversificando così i loro guadagni. Il report sottolinea anche che l’amministrazione Trump potrebbe favorire il mining con politiche più aperte su regolamentazione ed energia, con potenziali incentivi fiscali.
Investimenti e strategie delle aziende
Il settore dell’intelligenza artificiale sta vivendo una fase di forte espansione, caratterizzata da un crescente interesse mediatico e da massicci afflussi di capitali. La holding finanziaria Softbank Group, ad esempio, ha investito $19 miliardi nel progetto Stargate, un’iniziativa AI annunciata a gennaio dal Presidente Donald Trump. Tale abbondanza di finanziamenti potrebbe rappresentare un’opportunità per le aziende di mining, non tanto come alternativa al loro core business, quanto come fonte complementare di ricavi. Un esempio è Cipher Mining, che ha beneficiato di un investimento di $50 milioni proprio da Softbank.
Crusoe vende l’attività di mining a NYDIG
Un altro esempio è l’acquisizione da parte di NYDIG delle operazioni di mining di Crusoe Energy. Crusoe, che inizialmente utilizzava la tecnologia Digital Flare Mitigation (DFM), sfruttando il fenomeno del gas flaring dai giacimenti petroliferi, ha deciso di concentrarsi sulla costruzione di data center AI ottimizzati, lasciando il mining di Bitcoin nelle mani di NYDIG. Circa 135 dipendenti di Crusoe si uniranno a NYDIG e continueranno a gestire l’attività sotto la direzione della nuova società. Nessun ruolo sarà eliminato a seguito della transazione, sebbene i termini specifici non siano stati divulgati. NYDIG prevede di continuare a operare e investire nella crescita dell’attività.
In merito alla vendita, il Ceo di Crusoe Energy Chase Lochmille ha affermato:
“Continueremo ad adottare lo stesso approccio incentrato sull’energia per potenziare l’infrastruttura dell’IA e accelerarne l’adozione e la diffusione nella vita quotidiana”.
Nel corso degli anni la loro operazione di mining ha implementato più di 425 data center modulari (oltre 250 MW) in sette Stati USA e in Argentina. Dal lancio della tecnologia sette anni fa, l’attività DFM di Crusoe ha mitigato 2,7 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra e ha impedito che quasi 6,23 miliardi di metri cubi di gas naturale venissero bruciati—equivalente a togliere dalla strada quasi 630.000 auto per un anno.
Core Scientific: dal fallimento al ritorno
Nell’ottobre 2024 Core Scientific, società di mining di bitcoin, ha annunciato un ampliamento della sua partnership con CoreWeave, provider di cloud computing supportato da Nvidia, per l’affitto di spazio per servizi basati sull’IA. L’accordo, del valore di $8,7 miliardi in 12 anni, prevede la fornitura di ulteriori 120 megawatt di infrastruttura di computing per supportare le operazioni di CoreWeave. In totale Coreweave ha accettato di affittare 500 megawatt di spazio.
La trasformazione dell’azienda è particolarmente rilevante considerando che nel gennaio 2024 Core Scientific aveva presentato istanza di fallimento ai sensi del Chapter 11. Dopo essere uscita dalla procedura fallimentare il 23 gennaio con $400 milioni di debito in meno, l’azienda ha iniziato l’anno concentrandosi interamente sul mining, per poi rapidamente cambiare direzione dopo aver visto aumentare la domanda di elettricità per i data center dedicati all’IA.
Adam Sullivan, Ceo di Core Scientific, ha sottolineato come l’infrastruttura esistente dell’azienda abbia permesso di diversificare i ricavi e riallocare alcune strutture per rispondere alla crescente domanda di tecnologia necessaria per l’AI.
Bitfarms diversifica con data center AI
Lo scorso gennaio la società di mining Bitfarms, con sede a Toronto, ha incaricato due società di consulenza in HPC/AI, Appleby Strategy Group e World Wide Technology, di esplorare come potesse trasformare alcune delle sue strutture per soddisfare la crescente domanda di risorse di calcolo AI. Il Ceo Ben Gagnon ha sottolineato che i contratti HPC/AI garantiscono flussi di cassa stabili, mentre il mining di Bitcoin continuerà a offrire opportunità di crescita.
Lo scorso marzo l’azienda ha completato l’acquisizione di Stronghold Digital Mining, assicurandosi un processo di espansione di 1,1 gigawatt distribuito su tre siti in Pennsylvania. L’operazione supporta direttamente la strategia di Bitfarms di espandere la sua presenza negli USA e sviluppare un business di calcolo ad alte prestazioni (HPC) e intelligenza artificiale su larga scala.
Il 2 aprile la società ha annunciato l’ottenimento di un finanziamento privato fino a $300 milioni da Macquarie Equipment Capital per sviluppare il suo data center HPC a Panther Creek, in Pennsylvania.
Hut 8: finanziamento per sviluppo AI
Lo scorso giugno l’azienda canadese Hut 8 si è assicurata $150 milioni dalla società di private equity Coatue Management per investire nell’AI. Il finanziamento è avvenuto tramite note convertibili con un tasso di interesse annuo dell’8% e un tasso di conversione di $16,395 per azione.
TeraWulf: affitto a società AI
Il 23 dicembre 2024 l’azienda di mining TeraWulf ha comunicato l’affitto di più di 70 megawatt della sua infrastruttura di data center alla società di AI e cloud Core42. Tale decisione segna un’espansione delle attività di TeraWulf, che ora include anche il servizio di hosting per l’AI.
Iren: l’espansione nell’AI
Il 31 marzo la società di mining Iren, precedentemente nota come Iris Energy, ha annunciato un cambio strategico nelle sue operazioni commerciali, decidendo di sospendere l’espansione del mining di Bitcoin a 52 EH/s per concentrarsi sullo sviluppo dell’infrastruttura AI e HPC.
L’azienda opera attualmente su tre fronti principali:
- mining di Bitcoin con una capacità aumentata da 31 EH/s a 35 EH/s, che genera un flusso di cassa netto annualizzato previsto di $528 milioni;
- servizi Cloud AI con 1.896 GPU in funzione, che generano ricavi annualizzati di $26 milioni al 31 marzo 2025;
- Data Center AI, con lo sviluppo di Horizon 1 (carico di 50 MW) che richiede un investimento di $300-350 milioni, e il progetto Sweetwater Data Center Hub con una capacità di potenza di 2 GW.
Daniel Roberts, co-fondatore e co-Ceo di Iren, ha dichiarato:
“Mentre ci avviciniamo al completamento della nostra espansione del mining a 50 EH/s, il nostro focus si sta spostando verso la prossima fase di crescita e la fornitura di infrastrutture scalabili per AI e HPC attraverso i nostri business AI Cloud Services e AI Data Center”.
Se da un lato le società di mining potrebbero trovare nuove fonti di reddito sfruttando la crescente domanda di infrastrutture AI, dall’altro la competizione per l’energia potrebbe intensificarsi.
Secondo quanto dichiarato ai microfoni di Atlas21 da Paolo Ardoino, Ceo di Tether:
“La coesistenza tra il mining di bitcoin e l’AI sarà difficile. Quello che penso accadrà è che i due settori competeranno per accesso ai capitali, accesso ai chip e accesso all’energia e purtroppo l’AI in questo momento gode di un’attenzione maggiore agli occhi della comunità globale e agli occhi degli investitori. Nonostante entrambe le tecnologie siano entusiasmanti e potenzialmente molto compatibili, penso che la corsa all’oro sull’AI renderà le cose più difficili per i miner”.