La Banca Centrale Europea torna a mettere in guardia sui rischi delle stablecoin in un nuovo report.
La Banca Centrale Europea ha pubblicato un nuovo report in cui esprime preoccupazione per l’espansione del mercato delle stablecoin. Dopo averle definite in passato “confusionarie” e “vulnerabili”, l’istituto di Francoforte torna a sottolineare i pericoli associati a questi asset digitali.
Secondo il documento della Bce, l’interesse crescente degli investitori e i recenti sviluppi normativi a livello globale hanno spinto la capitalizzazione delle stablecoin verso nuovi record. Tale boom rappresenta, secondo l’autorità monetaria europea, una potenziale minaccia per l’equilibrio del sistema finanziario.
Il principale punto debole identificato dalla Banca Centrale riguarda la fiducia degli investitori. “La vulnerabilità principale delle stablecoin è che gli investitori perdano la certezza di poterle riscattare al valore nominale”, si legge nel rapporto. Una perdita di fiducia potrebbe innescare simultaneamente una corsa agli sportelli e un evento di de-pegging, ovvero la rottura dell’ancoraggio con la valuta di riferimento, sostiene la Bce.
Il legame con i titoli del Tesoro USA
Un aspetto rilevante riguarda le due maggiori stablecoin per capitalizzazione: USDT di Tether e USDC di Circle. Tali token sono tra i principali detentori di buoni del Tesoro americani e negli ultimi mesi hanno acquisito massicciamente titoli a breve termine. La Bce evidenzia che una corsa al riscatto di queste stablecoin potrebbe causare vendite forzate delle riserve, con ripercussioni sul funzionamento dei mercati dei Treasury statunitensi.
Rischi limitati per l’Eurozona
La Bce precisa che i rischi per la stabilità finanziaria derivanti dalle stablecoin sono circoscritti nell’area euro, dato che la maggior parte di questi token è ancorata ad asset statunitensi. “Inoltre, le stablecoin denominate in dollari dominano il mercato, limitando le interconnessioni con i mercati finanziari dell’Eurozona attraverso le loro attività di riserva”, specifica il rapporto. Nonostante ciò, l’utilizzo rapidamente crescente di questi strumenti richiede un attento monitoraggio costante, afferma l’istituto.





