La quarta edizione dell’evento organizzato da Plan₿ e dalla città di Lugano ha registrato un record di partecipazione con oltre 4.000 presenze.
Sabato 25 ottobre si è conclusa presso il Palazzo dei Congressi di Lugano la quarta edizione del Plan ₿ Forum, che ha visto la partecipazione di oltre 4.000 persone, segnando un nuovo record per l’evento.
Tra gli speaker principali hanno preso parte alla manifestazione Paolo Ardoino, Ceo di Tether, Elizabeth Stark, Ceo di Lightning Labs, Jack Mallers, Ceo di Twenty One e Strike, Adam Back, Ceo di Blockstream, Giacomo Zucco, presidente di Plan ₿ Network, Peter Todd, sviluppatore Bitcoin, e più di 100 altri relatori.
La conferenza si è articolata su quattro palchi: il principale WAGMI Stage e tre sale secondarie denominate P2P Stage, UTXO Room e Hal Finney Room. Come nella precedente edizione, è stato allestito un palco gratuito in italiano chiamato Spazio21, dedicato a workshop pratici su tematiche come self-custody, nodi, mining, transazioni e Lightning Network. Anche Spazio21 ha raggiunto un risultato record con oltre 600 partecipanti.
Il sindaco Michele Foletti ha aperto l’evento presentando gli sviluppi dell’iniziativa lanciata tre anni fa, che ha trasformato Lugano in uno degli hub Bitcoin più rilevanti d’Europa. Foletti ha dichiarato che attualmente circa 400 negozi della città accettano pagamenti in bitcoin, USDT e LVGA, la stablecoin locale ancorata al franco svizzero. Il sindaco ha inoltre menzionato la lettera di intenti tra la città e Tether focalizzata su progetti educativi e formativi per i giovani nell’ambito del progetto Plan ₿.
Uno dei panel più seguiti, “The future of implementations“, ha visto confrontarsi Luke Dashjr e Bitcoin Mechanic contro Peter Todd e Jameson Lopp, con la moderazione di Stephan Livera. Il dibattito ha affrontato la questione OP_RETURN e di cosa costituisca un uso legittimo dello spazio dei blocchi della timechain di Bitcoin.

Da un lato, Dashjr e Bitcoin Mechanic hanno sostenuto che spam e data storage rappresentano problematiche distinte, sottolineando come la possibilità di inserire dati arbitrari come testo, immagini, video o messaggi sulla timechain comporti rischi legali e morali per gli operatori di full-node. Dashjr ha evidenziato che la funzione di data storage risulta più problematica rispetto alle transazioni non monetarie considerate “spam”.
Dall’altro lato, Todd e Lopp hanno argomentato che non esistono metodi efficaci per impedire l’inserimento di dati in una rete permissionless. Secondo loro, il protocollo Bitcoin è sempre stato suscettibile all’inserimento di dati, subordinato al pagamento delle commissioni appropriate.
La discussione ha evidenziato come già oggi esistano diverse implementazioni di Bitcoin (tra cui Bitcoin Knots, btcd, Libre Relay e Floresta) che mantengono lo stesso il consenso ma adottano relay policy differenti, lasciando agli utenti libertà di scelta.
Il panel “Navigating Bitcoin mining in Africa“, con Philip Walton, Cto di Gridless, Nemo Semret, Ceo di QRB Labs, Davis Hui, VP di Canaan e moderato da Giw Zanganeh, VP of Energy and Mining di Tether, ha esplorato le dinamiche del mining nel continente africano.

La logistica di importazione dell’equipaggiamento è emersa come la sfida più critica e imprevedibile. La difficoltà nel trasportare le attrezzature all’interno dei Paesi africani, e successivamente fuori per eventuali riparazioni, costituisce un ostacolo, aggravato da regolamentazioni che possono cambiare improvvisamente e bloccare le operazioni per mesi.
Nonostante tali difficoltà, il mining sta emergendo come catalizzatore per l’elettrificazione del continente. Paesi come Etiopia e Tanzania dispongono di notevole capacità energetica inutilizzata con costi marginali prossimi allo zero. La vendita di questa energia ai miner permette di monetizzare risorse altrimenti inutilizzate, generando ricavi destinabili a nuovi investimenti per espandere la rete elettrica e accelerare l’elettrificazione. I partecipanti al panel hanno previsto che l’Africa diventerà un epicentro del mining globale entro circa dieci anni.
Il dibattito “Privacy matters: the fight for the soul of Bitcoin“, moderato da Giacomo Zucco con Max Hillebrand, Seth For Privacy, Odell e Rockstar Dev, ha fornito una panoramica delle soluzioni tecniche per proteggere la privacy degli utenti Bitcoin.
La discussione ha chiarito che il problema principale non risiede in bitcoin stesso, che rimane completamente fungibile, ma nell’applicazione del KYC (Know Your Customer) agli individui, che vengono registrati in database insieme alla cronologia completa delle loro transazioni.
Per mantenere Bitcoin prevalentemente no-KYC, sono stati identificati come metodi principali: l’acquisto di bitcoin senza procedure KYC, l’utilizzo di un full-node personale e l’uso del Lightning Network. Sono state inoltre menzionate soluzioni tecniche come Coinjoin, Coinswap e Payjoin, insieme a strumenti specifici quali Cashu, Boltz, RoboSats e wallet come Aqua e Bull Bitcoin.
Oltre ai panel principali, la conferenza ha toccato numerosi altri argomenti: Bitcoin come strumento di libertà, l’utilizzo nelle comunità locali, i prestiti con bitcoin come collaterale, l’intelligenza artificiale e la libertà di espressione.





