Il Parlamento polacco approva una normativa sulle criptovalute che va oltre i requisiti UE, scatenando polemiche nel settore.
La Camera bassa del Parlamento polacco, il Sejm, ha dato il via libera a una nuova normativa destinata a disciplinare il mercato dei digital asset del Paese in conformità con le più recenti direttive dell’Unione Europea. La legge implementa il regolamento MiCA (Markets in Crypto Assets) nel territorio nazionale, ma secondo i detrattori va ben oltre quanto richiesto da Bruxelles.
Il 26 settembre, 230 deputati hanno votato a favore del provvedimento, mentre 196 si sono espressi contro, senza astensioni. Il testo legislativo passerà ora al Senato per l’esame finale. L’obiettivo dichiarato dal governo è proteggere investitori e operatori di mercato da quelle che vengono definite “entità disoneste”.
Supervisione KNF e sanzioni
La normativa conferisce all’Autorità di Vigilanza Finanziaria polacca (KNF) ampi poteri di supervisione sul settore degli asset digitali. L’organismo sarà responsabile della registrazione delle violazioni e delle attività fraudolente legate alle operazioni con le criptovalute.
In base alla nuova normativa, tutti i fornitori di servizi legati alle criptovalute (CASP), compresi exchange, emittenti e custodian, sia locali che esteri, dovranno ottenere un’apposita licenza dalla KNF per poter operare nel Paese.
Per ottenere l’autorizzazione, i CASP dovranno presentare una domanda completa che illustri nel dettaglio la struttura societaria, i requisiti patrimoniali, i sistemi di controllo interno e di conformità, le politiche di gestione del rischio e le procedure antiriciclaggio (AML).
Il provvedimento introduce responsabilità penale per specifiche infrazioni, come la fornitura di servizi crypto e l’emissione di token digitali senza autorizzazione. Le sanzioni previste sono le seguenti: multe fino a 10 milioni di złoty polacchi (circa $2,8 milioni) e pene detentive fino a due anni per i reati più gravi.
Mercato e investimenti
Secondo statistiche ufficiali diffuse quest’anno, il 18% dei cittadini polacchi ha già investito in asset digitali, rendendo il mercato della Polonia uno dei più rilevanti dell’Europa centrale e orientale.
Lo scorso luglio il viceministro delle Finanze Jurand Drop ha difeso le nuove regolamentazioni, sottolineandone l’importanza per rafforzare la protezione degli investitori. Drop ha evidenziato l’assenza di meccanismi adeguati per combattere le frodi, citando che “il 20% degli investitori in questo mercato dichiara di essere stato vittima di qualche tipo di frode o abuso”.
Critiche alla legge
Nonostante le intenzioni dichiarate, la normativa ha suscitato reazioni negative sia dall’opposizione parlamentare che dalla comunità crypto polacca. Il portale Bitcoin.pl ha descritto il provvedimento come un “vero orrore” per gli imprenditori del settore.
Le principali critiche riguardano i poteri estensivi concessi alla KNF, che secondo gli operatori assomigliano più a un “apparato repressivo” che a una normale autorità di vigilanza. Per i player del settore, le commissioni previste potrebbero “semplicemente far fallire le aziende più piccoli”, mentre le “linee guida chiare” si traducono in realtà in restrizioni e requisiti costosi che rischiano di soffocare l’innovazione.
L’impatto della nuova legislazione potrebbe già manifestarsi con un esodo di aziende dal Paese. XTB, uno dei maggiori broker polacchi, ha segnalato la possibilità di richiedere una licenza a Cipro per sfuggire al regime regolatorio nazionale.





