Il governo britannico potrebbe vendere i bitcoin sequestrati per alleggerire il deficit pubblico.
Secondo quanto riportato da The Telegraph, il Regno Unito potrebbe liquidare oltre 5 miliardi di sterline (circa $6,7 miliardi) in bitcoin sequestrati dalle autorità. Stando al report, il Tesoro britannico starebbe lavorando insieme alle forze dell’ordine per vendere tale patrimonio.
Il Cancelliere Rachel Reeves e il Ministero dell’Interno britannico sarebbero coinvolti direttamente nella vendita. Tradizionalmente, le forze di polizia gestiscono autonomamente la vendita degli asset digitali confiscati, ma l’aumento del prezzo di bitcoin avrebbe attirato l’attenzione diretta del governo centrale.
L’origine dei fondi
La maggior parte dei bitcoin in possesso del governo britannico proviene da un’operazione di confisca del 2018, quando le autorità sequestrarono almeno 61.000 bitcoin da uno schema Ponzi cinese. Il caso coinvolse Jian Wen, un’operatrice del settore alberghiero che tentò di riciclare i proventi dell’investimento fraudolento della Tianjin Lantian Gerui Electronic Technology.
Wen fu successivamente condannata per riciclaggio di denaro a sei anni e otto mesi di carcere nel maggio 2024, dopo aver tentato di acquistare una villa di lusso utilizzando i fondi illeciti.
Le controversie legali in corso
La potenziale liquidazione dei bitcoin da parte del Regno Unito non è priva di ostacoli legali. Nel 2024 le vittime dello schema Ponzi hanno avviato una battaglia legale per il recupero dei fondi, coinvolgendo anche il Ministero degli Esteri cinese nelle trattative diplomatiche.
Susie Violet Ward, Ceo del gruppo Bitcoin Policy UK, ha criticato i report sulla vendita, definendoli “sensazionalismo puro” e sottolineando come “i bitcoin britannici siano ancora oggetto di contenzioso legale”. Ward ha precisato che “le autorità cinesi e le vittime ne stanno chiedendo la restituzione, e nessuna vendita può avvenire mentre il processo legale è in corso”.
Secondo Freddie New, responsabile delle politiche di Bitcoin Policy UK, le vittime hanno perso yuan cinesi, non bitcoin direttamente. Tale dettaglio legale potrebbe complicare le trattative per la restituzione dei fondi.
Il Crown Prosecution Service ha formalmente richiesto all’Alta Corte di mantenere il possesso dei bitcoin sequestrati, con l’intento di vendere i fondi e distribuire i proventi tra le agenzie di contrasto e, eventualmente, risarcire le vittime secondo le disposizioni del tribunale.
Jordan Walker, fondatore di Bitcoin Collective, ha scritto una lettera al governo britannico sconsigliando la vendita, argomentando che “vendere queste riserve per affrontare un deficit di bilancio a breve termine invierebbe un segnale preoccupante” e potrebbe avere “conseguenze a lungo termine per il posizionamento economico del Regno Unito”.
Il gruppo Bitcoin Policy UK aveva già scritto al governo nel luglio 2024, sollecitando una modifica legislativa che concedesse maggiore discrezionalità nel mantenere gli “asset di valore”, proposta che è stata apparentemente ignorata.
Lo scorso maggio il governo britannico aveva tentato di indire un appalto da 40 milioni di sterline per un “framework di custodia e realizzazione crypto”, che avrebbe permesso alle forze di polizia di gestire e conservare le criptovalute sequestrate. Tuttavia, la gara è stata annullata per mancanza di offerte adeguate.





