Le stablecoin non superano i tre test fondamentali secondo il rapporto della BIS del 2025.
Il 24 giugno la Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS) ha rilasciato un report dove afferma che le stablecoin non riescono a soddisfare i requisiti essenziali per diventare la spina dorsale del sistema finanziario globale. L’organizzazione sostiene che le stablecoin falliscono in tre aspetti: unicità, elasticità e integrità.
Secondo gli autori, il primo problema riguarda l’elasticità: le stablecoin come USDT di Tether richiedono un pagamento anticipato completo per ogni nuova emissione, creando vincoli di liquidità che limitano la loro funzionalità monetaria, afferma la BIS.
Il secondo ostacolo concerne l’unicità monetaria. A differenza delle riserve delle banche centrali, le stablecoin sono emesse da entità centralizzate con standard diversi, causando variazioni nei tassi di cambio e compromettendo l’accettazione universale, suggerisce il report.
L’analisi sottolinea inoltre preoccupazioni riguardo l’integrità del sistema monetario. Gli autori del documento temono che le stablecoin possano facilitare attività criminali e minare la sovranità monetaria nazionale attraverso processi di “dollarizzazione nascosta”.
Nonostante riconoscano alcuni vantaggi come la programmabilità e costi di transazione potenzialmente più bassi, la posizione della BIS rimane critica verso l’adozione di tali strumenti come sostituti del denaro tradizionale.
Paradossalmente, mentre il report è critico verso le stablecoin, l’organizzazione esprime ottimismo verso la tokenizzazione di asset tradizionali. La BIS vede un potenziale “trasformativo” nella tokenizzazione delle riserve delle banche centrali, del denaro delle banche commerciali e dei titoli di Stato.
Gli autori del rapporto concludono che, sebbene le stablecoin possano mantenere un ruolo come ponte verso l’ecosistema crypto e in Paesi con alta inflazione, non dovrebbero essere trattate come denaro contante.





