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Self-custody: la battaglia per la privacy e la libertà finanziaria

Martina Granatiero by Martina Granatiero
Luglio 11, 2025
in Bitcoin, Feature
Self-custody: la battaglia per la privacy e la libertà finanziaria
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Perché il caso Samourai e il ritorno di Wallet of Satoshi negli USA potrebbero cambiare l’ecosistema Bitcoin americano.

Lo scorso 17 maggio, Wallet of Satoshi (“WoS”), il software wallet progettato per operare sulla rete Lightning di Bitcoin, ha annunciato sul proprio account X il suo ritorno sul mercato statunitense con quella che sarà una soluzione non-custodial “approvata” negli Stati Uniti. Fermo che non è dato sapere cosa si intenda esattamente per “approvata”, la notizia, ove confermata nei fatti, potrebbe avere importanti implicazioni per l’ecosistema Bitcoin nel Paese, soprattutto in termini di privacy, ufficializzando un cambiamento significativo nel rapporto tra fornitori di servizi e regolatori. Un rapporto che negli ultimi anni è stato segnato da profonde tensioni, soprattutto per quei provider che utilizzano la crittografia per garantire la privacy e la sovranità degli utenti e che aveva raggiunto il suo apice nell’aprile dello scorso anno, con l’arresto dei fondatori di Samourai Wallet per favoreggiamento al riciclaggio e gestione di un’attività di trasmissione di denaro senza licenza1. 

Nei giorni immediatamente successivi all’arresto, un comunicato dell’FBI invitava i cittadini americani a non utilizzare servizi che non fossero autorizzati a operare come money transmitter (o money service business), in apparente contrasto con le linee guida offerte dal Financial Crimes Enforcement Network (“FinCEN”)2 in merito ai criteri, invero non troppo chiari, di cui al §1960 del codice penale americano, dedicato appunto all’attività di trasmissione di denaro senza licenza3. Il che aveva suscitato una certa legittima preoccupazione per gli operatori di settore, per i quali la pressione regolamentare è quota parte ineliminabile.

L’annuncio di questo ritorno di WoS negli Stati Uniti arriva in un contesto in cui le politiche promosse dal Presidente Donald Trump sembrano poter aprire uno spiraglio dopo le strette quasi persecutorie avallate dall’amministrazione Biden. Se questo si esaurirà in schermaglie politiche o porterà a benefici concreti per l’ecosistema è ancora tutto da scrivere, ma ciò che è sicuro è che la minaccia più grande, in questo momento, deriva oggi dai rischi di un’interpretazione distorta da parte del Department of Justice (“DoJ”) del § 1960 e dai precedenti che ne potrebbero derivare in assenza di una chiara regolamentazione. Il §1960 è, infatti, uno strumento legale potente e pericoloso, perché dopo il Patriot Act i requisiti per stabilire chi è soggetto a licenza sono talmente complicati e confusi che il DoJ fa un po’ come gli pare e, quindi, è perfettamente in grado di iniziare cause insidiose che potrebbero creare pericolosi precedenti.

Ma facciamo un passo indietro. Il 7 aprile di quest’anno il vice procuratore generale nell’amministrazione Trump, Todd Blanche, emette un memorandum intitolato “Ending Regulation by Prosecution” (Terminare la regolamentazione attraverso l’azione penale), in cui: 

  • ordinava lo scioglimento immediato dell’unità creata dall’amministrazione Biden con lo scopo di investigare e perseguire l’uso criminale di asset digitali; e 
  • dichiarava che il DoJ “non è un regolatore di asset digitali” e che, pertanto, gli exchange, i servizi di mixing e i wallet “offline” non dovranno più essere perseguiti per “gli atti dei loro utenti finali o per violazioni involontarie delle normative“.

Questo memorandum è accolto con comprensibile entusiasmo dal settore, che immediatamente confida nella possibilità di un ritiro delle accuse nei confronti degli sviluppatori di Samourai. Tuttavia, nulla accade. Il memorandum, infatti, non dice nulla e anzi esclude espressamente il §1960, che parla di attività di trasmissione di denaro senza licenza e che è al centro di casi come Samourai Wallet. 

A distanza di un mese arriva il colpo di scena, ma non è direttamente collegato al memorandum. Emerge che il procuratore di New York che rappresenta l’accusa nel caso Samourai Wallet, consapevole di queste incertezze interpretative, aveva chiesto un parere preliminare al FinCEN sul caso Samourai Wallet e si era sentito rispondere che, trattandosi di wallet-non-custodial, la licenza non era necessaria. La scoperta è piuttosto importante anche perché fa crollare, almeno sul piano sostanziale4, l’impalcatura dell’accusa e rinforza l’idea per cui simili procedimenti hanno spesso principalmente un fine politico: ben prima della persecuzione di fenomeni di riciclaggio, l’obiettivo dei governi è più spesso quello di prosciugare la liquidità dagli strumenti che consentono agli individui di sfuggire, attraverso la privacy, alle logiche del sistema finanziario tradizionale. 

La difesa di Rodriguez e Hill ha presentato una mozione di archiviazione nel caso Samourai Wallet, sul presupposto che manca il requisito della “custodia e controllo” del denaro, mentre l’accusa ha già argomentato affermando che, a suo dire, il Bank Secrecy Act non richiede custodia o controllo dei fondi. Al netto della possibilità di appello, è chiaro che se il Giudice accogliesse la tesi dell’accusa, si creerebbe un precedente molto pericoloso sia per gli sviluppatori di software open source, sia più in generale per l’intero ecosistema Bitcoin negli Stati Uniti.  In particolare, il governo sembra infatti sostenere che per avere un “trasmettitore di denaro”, è sufficiente accettare di trasmettere fondi per conto del pubblico, a prescindere dal fatto che tu abbia il controllo sui fondi, richiamando esempi abbastanza imbarazzanti come il cavo USB che trasmette dati senza controllarli o la padella che trasmette calore senza controllarlo. Ma se “trasmettere” fosse inteso davvero come semplicemente “facilitare in qualche modo” il trasferimento di valore, allora chiunque contribuisse, anche solo indirettamente, a permettere una transazione potrebbe essere considerato un trasmettitore di denaro, ivi compreso il produttore di un signing device e persino un miner o una mining pool, visto che questi aggiungono transazioni alla timechain di Bitcoin. A tutti questi attori potrebbe essere chiesto di implementare un sistema di verifica dell’identità (KYC – Know Your Customer) per ogni transazione con effetti evidentemente insostenibili. Il 6 giugno 2025, diverse organizzazioni di advocacy per le criptovalute, tra cui Coin Center e il DeFi Education Fund, hanno presentato memorie amichevoli a sostegno della mozione di archiviazione, sostenendo che la teoria del DOJ potrebbe criminalizzare lo sviluppo di software open-source e strumenti di privacy. L’udienza per discutere la mozione di archiviazione è prevista per il 22 luglio 2025. Il risultato di questo caso potrebbe avere implicazioni significative per gli sviluppatori di software open-source e l’intero ecosistema delle criptovalute negli Stati Uniti.

Ma questa vicenda si intreccia anche con le sorti di un progetto di legge di settore: il Genius Act (Guiding and Establishing National Innovation for U.S. Stablecoins Act), focalizzato sulla regolamentazione dei payment stablecoin, ovvero digital tokens ancorati al dollaro e destinati a essere utilizzati come mezzo di pagamento o regolamento. Approvato (per ora) dal (solo) Senato nel giugno 2025, il GENIUS Act non menziona esplicitamente i wallet non custodial. Tuttavia, la definizione di “digital asset service provider”; nel testo del disegno di legge esclude espressamente: “[…] distributed ledger protocol; developing, operating, or engaging in the business of developing distributed ledger protocols or self-custodial software interfaces; an immutable and self-custodial software interface; developing, operating, or engaging in the business of validating transactions or operating a distributed ledger; or participating in a liquidity pool or other similar mechanism for the provisioning of liquidity for peer-to-peer transactions.” Questa esclusione consente di argomentare a favore dell'esclusione dei wallet non custodial (e dei loro sviluppatori) dagli obblighi previsti dalla normativa antiriciclaggio (AML) e dal Bank Secrecy Act (BSA) negli Stati Uniti. Con l’ulteriore conseguenza che chi sviluppa o gestisce wallet non custodial non rientrerebbe tra i soggetti regolamentati come fornitori di servizi su asset digitali e, per estensione, non sarebbe soggetto al BSA né agli obblighi AML/CFT (come KYC, SAR filing, recordkeeping).

Ovviamente questo non significa che i wallet non custodial siano “fuori da ogni controllo”, perché potrebbero esserci obblighi indiretti (es. per gli exchange che interagiscono con wallet non custodial) e in caso di uso illecito (es. per facilitare illeciti), le autorità potrebbero comunque indagare su sviluppatori o fornitori, anche se non soggetti AML in senso tecnico, ma l’argomento è importante e, soprattutto, tocca il tema forse più meritevole di attenzione per Bitcoin, perché è qui che si gioca la partita più importante per il futuro dei wallet non-custodial, del protocollo Lighting Network e, più in generale, dell’open source e, quindi, di una grossa parte della libertà finanziaria nell’era digitale.

In questo scenario teso e carico di ambiguità, la decisione di WoS di rientrare sul mercato americano come wallet non-custodial si rivela, pertanto, non solo come una scelta tecnica e di mercato di indubbio interesse, specie considerate le caratteristiche di rara semplicità d’uso del servizio, ma anche come una vera e propria occasione per provare a presidiare e difendere uno spazio – in qualità di strumento che mette la libertà individuale al centro – di fronte alla presa d’atto che il modello custodial è ormai irrimediabilmente attratto nella rete della normativa AML/CFT. 

Non solo. Anche volendo per un momento mettere da parte l’aspetto ideologico, è importante evidenziare che se la conformità è già una sfida nelle transazioni on chain, lo sviluppo di soluzioni di layer 2, come Lightning Network, presenta nuove complessità e future inevitabili tensioni con i regolatori. La regola aurea posta a presidio di AML/CFT è, infatti, la Travel Rule, ossia quella regola introdotta per la prima volta nel 2019, che richiede ai VASP (intesi fornitori di servizi aventi ad oggetto asset digitali) che impone che determinate informazioni viaggino con le transazioni tra le istituzioni finanziarie. Su LN le transazioni avvengono off-chain e sono spesso strutturate per massimizzare la privacy e l’efficienza, utilizzando pagamenti multi-hop con onion routing5, in cui le transazioni passano attraverso più nodi intermedi, rendendo difficile determinare la vera origine e destinazione. A differenza delle transazioni on chain che vengono registrate su un registro pubblico, le transazioni su layer 2 sono effimere e vengono regolate on-chain solo periodicamente, rendendo più complesso il tracciamento delle transazioni. Non solo. Molte transazioni Lightning avvengono peer-to-peer senza l’intervento di un exchange o di un custode, il che comporta la mancanza di intermediari che tradizionalmente garantirebbero la conformità alla Travel Rule.

Governi e regolatori si interrogano da tempo su come applicare le normative AML/CFT alle soluzioni di livello 2, senza avere ad oggi raggiunto una soluzione. Utilizzare la custodia come criterio di riparto nell’applicazione di regole più stringenti sarebbe il modo migliore per mediare in modo sensato tra controllo governativo e opzione libertaria esercitata attraverso la self-custody. In quest’ottica, il ritorno negli Stati Uniti in modalità non-custodial appare non soltanto come l’unica via ancora aperta nel medio periodo, ma anche una forma di resistenza civile, necessaria a difendere l’idea – tanto semplice quanto radicale – che le leggi, per essere osservate, dovrebbero prima di tutto essere giuste. E se è vero che la battaglia per la privacy finanziaria si combatte su più fronti – normativo, giudiziario, tecnologico – allora ogni nodo della rete, ogni sviluppatore, ogni wallet non-custodial che continua a esistere è una dichiarazione di principio. Perché la libertà vive anche nei dettagli: come la possibilità di custodire i propri bitcoin senza chiedere necessariamente il permesso.

  1.  L’arresto di Keonne Rodriguez e William Lonergan Hill segue le indagini del Department of Justice (DoJ) statunitense, che ha portato alla formulazione di un’accusa nei loro confronti per aver contribuito a spostare fondi riciclati per un valore di 100 milioni di dollari e di aver facilitato transazioni illegali per oltre 2 miliardi di dollari. Samourai è un wallet mobile per Bitcoin conosciuto per essere molto incentrato sulla privacy delle transazioni. In particolare, il team di Samourai ha sviluppato un servizio di “mixing” chiamato Whirlpool, che veniva usato da decine di migliaia di Bitcoin per mischiare i fondi prima di inviare transazioni, aumentando così la “forward privacy”, offuscando il legame tra input (transazione originale) e output (transazione verso il destinatario). Nei giorni successivi un comunicato dell’FBI invitava i cittadini americani a non utilizzare servizi che non fossero autorizzati a operare come Money Transmitter (o Money Services Business), in manifesto contrasto con le linee guida offerte nel 2019 secondo cui non è trasmettitore di denaro che offre servizi di consegna, comunicazione o accesso alla rete usati a sua volta da un trasmettitore di denaro. ↩︎
  2.  Il FinCEN è un’agenzia governativa americana incaricata di prevenire e contrastare i crimini finanziari, come il riciclaggio di denaro, il finanziamento del terrorismo, e altri abusi del sistema finanziario. Il FinCen raccoglie e analizza dati finanziari da banche, aziende e istituzioni per identificare attività sospette, ma soprattutto è responsabile dell’applicazione del Bank Secrecy Act (“BSA”), una delle leggi fondamentali della regolamentazione antiriciclaggio negli USA. FinCEN è molto attiva nel regolamentare gli asset digitali. Ha chiarito, ad esempio, che chi facilita trasferimenti di valore tra parti (come exchange o, talvolta, wallet) può essere considerato un “money transmitter” e quindi soggetto a registrazione e obblighi AML/KYC. Nel caso Samourai Wallet, il FinCEN è stato consultato per stabilire se un wallet non-custodial richieda o meno una licenza. Questo evidenzia la sua influenza diretta sulla regolamentazione dell’ecosistema Bitcoin. ↩︎
  3.  In particolare, le normative statunitensi definiscono il termine money transmitter (trasmettitore di denaro) come “qualsiasi persona… che esercita un’attività commerciale accettando valuta, o fondi denominati in valuta, e trasmette la valuta o i fondi, o il valore della valuta o dei fondi, con qualsiasi mezzo attraverso un’agenzia o istituzione finanziaria… oppure… qualsiasi altra persona che esercita un’attività commerciale di trasferimento di fondi”. Il FinCEN ha pubblicato questa guida per chiarire se un broker o dealer in valuta o altre materie prime (come metalli preziosi) possa essere considerato un “money transmitter” ai fini della normativa antiriciclaggio (Bank Secrecy Act), in cui si chiarisce che se l’accettazione e trasmissione dei fondi è parte integrante e necessaria dell’esecuzione di una transazione (come la compravendita effettiva di una valuta o materia prima), allora il broker/dealer non è considerato un money transmitter, mentre se invece il broker trasferisce fondi tra il cliente e una terza parte non coinvolta direttamente nella transazione, allora potrebbe essere considerato un money transmitter (il che vale ad esempio per i fondi depositati da una terza parte sul conto del cliente, il trasferimento delle posizioni del cliente verso terzi o i pagamenti a terzi dei proventi derivanti dalla vendita di valuta o materie prime). E si v. www.fincen.gov. ↩︎
  4. Sostanziale e non formale perché, a quanto consta, il sistema non conferisce ai pareri offerti dal FinCEN in casi peculiari, portata dirimente sul piano interpretativo.
    ↩︎
  5.  L’onion routing (instradamento “a cipolla”) è un sistema di privacy che protegge l’identità degli utenti quando inviano bitcoin attraverso la Lightning Network. Immagina di voler inviare un messaggio (o una transazione) attraverso tre persone: Alice → Bob → Carol → Dave. Tu sei Alice e vuoi inviare dei bitcoin a Dave, ma non vuoi che Bob o Carol sappiano chi sei o a chi stai inviando. Ecco cosa succede: proprio come una cipolla ha vari strati, il messaggio è cifrato a strati. Ogni “nodo” (es. Bob, Carol) può leggere solo il proprio strato e non sa cosa c’è prima o dopo. Bob riceve il messaggio e vede solo che deve passarlo a Carol. Carol fa lo stesso con Dave. Nessuno conosce l’intero percorso. Solo Dave sa di essere il destinatario finale, e nessun altro lungo il tragitto sa conosce il mittente originario del messaggio. Lightning nasce per transazioni veloci a basso costo, mimando l’esperienza del contante e, con essa, di un denaro al portatore che protegge l’identità degli utilizzatori. ↩︎
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