Una ricerca del Cambridge Centre for Alternative Finance analizza la resilienza della rete Bitcoin alle interruzioni dei cavi Internet sottomarini.
Uno studio del Cambridge Centre for Alternative Finance ha quantificato per la prima volta la soglia critica di guasto dei cavi sottomarini necessaria per impattare significativamente la rete Bitcoin. La ricerca, pubblicata a febbraio e revisionata il 12 marzo, è stata condotta dai ricercatori Wenbin Wu e Alexander Neumueller, che hanno utilizzato dati della rete P2P dal 2014 al 2025 e 68 eventi verificati di guasto ai cavi per costruire un modello a cascata su scala nazionale.
I cavi in fibra ottica sottomarini trasportano circa il 99% del traffico Internet internazionale. Secondo lo studio, la soglia critica di guasto per la rimozione casuale dei cavi si attesta tra 0,72 e 0,92: significa che tra il 72% e il 92% di tutti i cavi sottomarini intercontinentali dovrebbe guastarsi simultaneamente prima che più del 10% dei nodi della rete si disconnetta. Lo studio si definisce il primo lavoro longitudinale sulla resilienza di Bitcoin ai guasti dei cavi sottomarini.
Tuttavia, la rete risulta più vulnerabile ad attacchi mirati ai nodi strategici della rete di cavi. I ricercatori descrivono tale vettore come “un ordine di grandezza più efficace” rispetto ai guasti casuali, con una soglia critica compresa tra 0,05 e 0,20. Un attaccante che colpisse selettivamente i principali punti critici dei cavi sottomarini potrebbe quindi causare danni rilevanti con un numero molto inferiore di guasti.
Lo studio analizza anche il ruolo di Tor (The Onion Router) nella resilienza della rete. Secondo i ricercatori, Tor “crea una barriera composta alla disruption”, grazie alla concentrazione dell’infrastruttura relay in Paesi europei ben connessi come Germania, Francia e Paesi Bassi – nazioni dotate di connettività sottomarina estesa e ridondante. Il 64% dei nodi Bitcoin risulta di fatto “invisibile” ai ricercatori grazie all’adozione di Tor, che ne nasconde la posizione fisica. Lo studio afferma che “l’adozione di Tor aumenta la resilienza nell’attuale geografia dei relay, piuttosto che introdurre fragilità nascoste”.





