La senatrice Cynthia Lummis punta a ridurre le tasse sui miner americani attraverso un emendamento al disegno di legge di Trump.
L’iniziativa, presentata dalla senatrice repubblicana Cynthia Lummis e volta a introdurre agevolazioni fiscali per i miner di Bitcoin all’interno del cosiddetto “Big Beautiful Bill” promosso dall’amministrazione Trump, ha ottenuto il sostegno della Casa Bianca, secondo fonti del Congresso.
La proposta di riforma fiscale per i miner si concentra sull’eliminazione di una delle due tassazioni attualmente applicate: quella sul block reward al momento della ricezione o quella al momento della vendita.
Attraverso un post su X, la senatrice ha dichiarato:
“Per anni, i miner e gli staker sono stati tassati due volte. Una volta quando ricevono le ricompense di blocco, e un’altra quando le vendono. È ora di mettere fine a questo trattamento fiscale ingiusto e fare in modo che l’America diventi la superpotenza mondiale di Bitcoin e delle criptovalute”.
Il “Big Beautiful Bill” rappresenta un’iniziativa di riconciliazione di bilancio che sta assumendo proporzioni sempre più ampie, coprendo svariati argomenti dalla politica fiscale alle questioni sociali, dalle regolamentazioni sull’intelligenza artificiale alle politiche energetiche. Dopo essere passato alla Camera dei Rappresentanti, il Senato sta lavorando per trovare una versione praticabile. In questo contesto, la senatrice Lummis sta cercando di inserire i propri emendamenti all’interno del disegno di legge.
Nonostante il supporto dichiarato della Casa Bianca per l’iniziativa di Lummis, il presidente Trump ha altre priorità che potrebbero distogliere l’attenzione dalla riforma fiscale per i miner. Durante una recente conferenza stampa, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha rivelato l’insoddisfazione di Trump nei confronti del presidente della Fed Jerome Powell.
Paradossalmente, il Big Beautiful Bill potrebbe finire per danneggiare i miner anche se dovesse includere i tagli fiscali proposti da Lummis. Una delle proposte in discussione mira a disincentivare l’utilizzo di energia green, su cui l’industria del mining fa sempre più affidamento per ridurre i costi operativi.





