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Trump cambia faccia alla Sec: cosa prevede l’attuale regolamentazione sui digital asset?

Davide Coltro by Davide Coltro
Gennaio 29, 2025
in Crypto, Feature
Trump cambia faccia alla Sec: cosa prevede l’attuale regolamentazione sui digital asset?
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Il nuovo corso della Sec sotto la guida del Presidente degli Stati Uniti: verso un futuro più favorevole per il mondo crypto?

Dopo le dimissioni di Gary Gensler e la nomina di Mark Uyeda come presidente ad interim della Sec fino al 5 giugno 2026, l’agenzia ha inaugurato una nuova fase nella regolamentazione dei digital asset. In seguito al suo insediamento, il Presidente Donald Trump ha mantenuto la sua doppia promessa elettorale, non solo concedendo la grazia a Ross Ulbricht, fondatore di Silk Road, ma anche rinnovando completamente la leadership della Sec con figure più favorevoli al settore delle criptovalute. Il nuovo corso, secondo quanto dichiarato dal tycoon in campagna elettorale, prevederebbe un allentamento delle restrizioni per favorire l’innovazione nel settore crypto. La nomina di Paul Atkins (ex commissario Sec con Bush Jr.) a presidente permanente della Sec, prevista per giugno 2026, e il lancio di una task force crypto guidata dalla commissaria Hester Peirce segnano un netto distacco dall’era Gensler, caratterizzata da oltre 1.300 azioni di enforcement nel quadriennio 2021-2024.

Tuttavia, i primi risultati e gli effetti della prossima regolamentazione sono ancora da valutare. Nel frattempo analizziamo qual è lo stato attuale delle normative sugli asset digitali negli Usa.

Il framework regolatorio attuale

  • Classificazione degli asset digitali

Finora la Sec ha utilizzato il test di Howey per determinare se un digital asset fosse classificabile come security. Secondo tale criterio, un asset è considerato security quando combina i seguenti quattro elementi:

  • implica un investimento di denaro;
  • esiste un’impresa comune;
  • c’è l’aspettativa di profitti;
  • tali profitti derivano dagli sforzi di terzi.

Negli ultimi anni la Sec ha applicato attivamente le leggi sulle security, classificando diversi asset digitali come titoli (security, per l’appunto, nda) se soddisfavano i criteri del test di Howey. Tale approccio ha portato a varie azioni di enforcement contro exchange e aziende accusate di operare senza l’adeguata registrazione presso la commissione.

L’utilizzo di tale test, creato nel 1946, ha suscitato forti critiche da parte di molti cripto-investitori. La sua applicazione rende Bitcoin l’unica criptovaluta che non può essere definita una security finanziaria. Più volte, in passato, l’ex Presidente della Sec Gensler ha sostenuto che Bitcoin fosse più simile a una commodity.

Nel 2018 l’ex funzionario Sec William Hinman suggerì che, se sufficientemente decentralizzato, Ethereum sarebbe potuto non essere una security. Inoltre, recenti sentenze, come il caso Sec vs. Ripple Labs (2023), hanno complicato ulteriormente il quadro: la Corte distrettuale di New York ha stabilito che solo le vendite istituzionali di XRP costituiscono security, mentre quelle retail no, evidenziando l’inadeguatezza del test di Howey per situazioni più complesse.

  • Regolamentazione degli exchange

Attualmente le piattaforme che gestiscono token classificati come security devono registrarsi presso la Sec come exchange/broker (Form S-1) e adottare sistemi di custodia conformi alla Rule 15c3-3 per proteggere gli asset degli investitori. Ciò ha portato a cause contro Coinbase (2023) e Kraken (2024) per offerta non registrata di servizi di staking.

Tuttavia, otto Stati americani, tra cui California e New York, si sono opposti alle direttive federali, avviando procedimenti legali per applicare norme locali più rigide. Tale frammentazione normativa rende ancora più difficile l’operatività delle società che operano in più Stati.

  • La situazione dei miner

I miner non sono soggetti a requisiti di registrazione specifici, poiché la loro attività viene considerata principalmente tecnologica piuttosto che finanziaria. Tale approccio permette al settore del mining di svilupparsi mantenendo un livello appropriato di supervisione senza imporre oneri regolatori eccessivi.

Tuttavia, nel 2024 l’EPA (Environmental Protection Agency) e il DOE (Department of Energy) hanno proposto standard di efficienza energetica per le mining farm di Bitcoin, provando a imporre una sorta di “regolamentazione indiretta”.

  • Protezione degli investitori e compliance

Le entità che operano con digital asset devono mantenere una documentazione dettagliata delle transazioni e implementare rigidi controlli interni. Il framework attuale richiede anche una comunicazione trasparente dei rischi e procedure rigorose per la custodia sicura degli asset digitali. Oltre a ciò, le aziende crypto devono rispettare:

  • AML/KYC (con soglia di segnalazione a $10.000);
  • Travel Rule (condivisione dati per transazioni >$3.000);
  • Reporting fiscale IRS.

Nel 2023 le multe da parte della Sec per non-compliance hanno superato i $5,8 miliardi, con casi eclatanti come il fallimento di FTX.

La nuova task force specializzata

Sotto la guida della commissaria repubblicana Hester Peirce, la nuova task force specializzata della Sec promette di ridefinire l’approccio regolatorio della commissione. 

L’obiettivo principale sarebbe quello di stabilire un framework più trasparente e collaborativo, abbandonando l’approccio prevalentemente punitivo del passato. 

I tre obiettivi chiave sarebbero:

  1. Chiarezza sulle registrazioni: definire percorsi semplificati per la registrazione di exchange e token, abbandonando le “interpretazioni legali sperimentali” di Gensler;
  2. Coordinamento con la CFTC: delimitare le competenze Sec/Cftc (security vs. commodity) per evitare sovrapposizioni;
  3. Enforcement mirato: concentrarsi su frodi sistemiche invece di azioni punitive verso tutto il settore.

La task force prevede anche consultazioni pubbliche e roundtable con operatori del settore, mostrando un approccio più collaborativo e una visione volta a favorire l’innovazione e ridurre l’incertezza normativa.

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