La controversia legale tra il Presidente e la banca rilancia le critiche del settore crypto sulla chiusura arbitraria dei conti.
Secondo quanto riportato da CNBC, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avviato un’azione legale contro JPMorgan Chase e il suo amministratore delegato Jamie Dimon, accusando la banca di aver chiuso arbitrariamente diversi conti bancari a lui riconducibili. La causa, presentata il 22 gennaio presso il tribunale di Miami-Dade County in Florida, riaccende i riflettori sulla pratica nota come debanking.
Secondo i legali del Presidente, JPMorgan Chase avrebbe terminato “senza preavviso né possibilità di rimedio” vari conti bancari nel febbraio 2021. I querelanti, che includono società a responsabilità limitata operanti nei settori dell’ospitalità e del golf, sostengono che la decisione unilaterale dell’istituto finanziario sia stata motivata da ragioni politiche e sociali.
Nella denuncia presentata, i querelanti affermano con convinzione che “JPMorgan Chase ha attuato il debanking dei loro conti perché riteneva che la corrente politica del momento favorisse tale decisione”. L’accusa centrale è quindi quella di discriminazione basata su considerazioni politiche.
La risposta di JPMorgan
JPMorgan Chase ha respinto le accuse in una dichiarazione ufficiale. “JPMorgan Chase non chiude conti per ragioni politiche o religiose”, ha affermato la banca. L’istituto ha spiegato che la chiusura di conti avviene quando questi creano rischi legali o regolamentari per l’azienda, pur esprimendo rammarico per la necessità di tali azioni.
La banca ha inoltre sottolineato di aver richiesto sia all’attuale amministrazione che a quelle precedenti di modificare le regole e le normative che la costringono a prendere tali decisioni. JPMorgan ha dichiarato il proprio sostegno agli sforzi dell’amministrazione Trump per prevenire la strumentalizzazione del settore bancario.





