Il governo avvia la sperimentazione di exchange nazionali con cinque società approvate, tra cui affiliate di banche private e un grande conglomerato.
Secondo quanto riportato da Reuters, il Vietnam ha avviato un programma pilota per la concessione di licenze a exchange locali, con cinque società che hanno superato il primo round di selezione. Lo rivela un documento del Ministero delle Finanze datato 12 marzo. Il governo mira a regolamentare il mercato dei digital asset interno e a bloccare il trading sulle piattaforme straniere.
Il programma pilota di licenza richiede un capitale minimo conferito di 10.000 miliardi di dong (circa $400 milioni) e limita la partecipazione straniera al 49%.
Tra le cinque società ammesse figurano affiliate di tre banche private – Techcombank, VPBank e LPBank – oltre a VIX Securities e il conglomerato Sun Group. Una risoluzione governativa emessa a febbraio aveva previsto un programma pilota per exchange di asset digitali gestiti localmente, con un avvio possibile già a partire da marzo.
Secondo il Global Crypto Adoption Index di Chainalysis, il Vietnam si colloca al quarto posto a livello mondiale, con utenti vietnamiti che hanno movimentato circa $200 miliardi in asset digitali nell’anno conclusosi a giugno 2025.
Le autorità sono preoccupate per l’uso massiccio di digital asset e stablecoin, considerati in grado di indebolire il controllo sui flussi di capitale. Il Vietnam limita già i trasferimenti transfrontalieri, e gran parte delle famiglie dispone di pochi strumenti di risparmio al di là di oro e immobili.
Il quadro normativo per gli asset digitali in Vietnam era stato formalmente riconosciuto all’inizio del 2025, quando il Paese ha approvato una legge che riconosce ufficialmente i digital asset, delineando un framework generale per la loro gestione e per favorire l’innovazione nel settore.





