Il Paese Elvetico rinvia al 2027 l’effettiva applicazione delle regole CARF per lo scambio di dati crypto.
La Confederazione Elvetica ha deciso di rimandare l’attuazione delle norme che consentiranno lo scambio automatico di dati relativi ai conti crypto con le autorità fiscali estere. Il rinvio è stato fissato almeno fino al 2027, sebbene il quadro normativo entrerà formalmente in vigore come previsto il 1° gennaio prossimo.
Il 26 novembre, il Consiglio Federale Svizzero e la Segreteria di Stato per le Questioni Finanziarie Internazionali hanno annunciato che le regole del Crypto-Asset Reporting Framework (CARF) verranno integrate nella legislazione nazionale dal 1° gennaio, ma la loro applicazione pratica slitterà di almeno un anno.
La motivazione ufficiale del rinvio riguarda la sospensione delle deliberazioni sui Paesi partner con cui la Svizzera intende condividere i dati in conformità con il CARF. Il comitato fiscale del governo elvetico ha infatti interrotto le discussioni sulla selezione degli Stati con cui avviare lo scambio di informazioni.
Il CARF è stato approvato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) nel 2022 come parte di un’iniziativa globale volta a contrastare l’evasione fiscale attraverso exchange. L’obiettivo è permettere ai governi partner di condividere dati sui conti crypto dei propri cittadini.
L’annuncio del governo svizzero ha inoltre evidenziato una serie di modifiche alle normative locali sulla rendicontazione fiscale delle criptovalute, insieme a disposizioni transitorie pensate per facilitare la conformità delle società crypto nazionali alle regole CARF.
Secondo i documenti dell’OCSE, ben 75 nazioni, Svizzera inclusa, hanno aderito all’impegno di implementare il CARF nei prossimi due-quattro anni. Tra i Paesi che non hanno ancora firmato l’accordo figurano Argentina, El Salvador, Vietnam e India.
Anche la Casa Bianca statunitense ha recentemente esaminato la proposta dell’Internal Revenue Service di aderire al CARF, nell’ambito di un’iniziativa per imporre norme più rigorose sulla dichiarazione delle plusvalenze su criptovalute per i contribuenti americani che utilizzano exchange esteri.





