Il governatore della Federal Reserve invoca una storia «lunga e dolorosa» di moneta privata per giustificare una supervisione più rigida sul mercato da 200 miliardi di dollari.
Il governatore della Federal Reserve Michael Barr ha tenuto il 31 marzo 2026 le dichiarazioni più dure mai pronunciate da un funzionario Fed in materia di stablecoin, invocando una «lunga e dolorosa storia di moneta privata creata con salvaguardie insufficienti» per giustificare una supervisione aggressiva nell’ambito del GENIUS Act, la legge federale sulle stablecoin firmata nel luglio 2025. Le sue osservazioni colpiscono direttamente i due maggiori emittenti di un mercato da 200 miliardi di dollari – Tether e Circle – e segnalano che la fase di attuazione normativa sarà più rigida di quanto l’approvazione della legge avesse lasciato intendere.
Barr ha articolato il suo avvertimento centrale con precisione: «Le stablecoin saranno stabili solo se possono essere rimborsate in modo affidabile e tempestivo alla pari in un’ampia gamma di condizioni, incluse le situazioni di stress sul mercato che possono fare pressione sul valore del debito pubblico altrimenti liquido e durante episodi di tensione sull’emittente individuale o sulle sue entità correlate». Il riferimento al marzo 2020 – quando persino i Treasury statunitensi subirono pressioni di liquidità acute – è esplicito e mina l’assunzione che le riserve in titoli di Stato siano automaticamente sicure in qualsiasi scenario.
Per inquadrare il rischio, Barr ha evocato tre precedenti storici precisi: l’era del free banking del XIX secolo, quando le banconote private venivano scambiate a sconto e i fallimenti azzeravano i depositanti; le corse ai fondi monetari nel 2008 e nel 2020; e il crollo di TerraUSD nel 2022, che ha cancellato 40 miliardi di dollari in poche settimane.
Il GENIUS Act impone agli emittenti di pubblicare i rendiconti delle riserve ogni mese, limitare le attività di riserva a strumenti liquidi e di alta qualità come i Treasury a breve termine, dichiarare l’assenza di copertura FDIC e rispettare requisiti bancari in materia di capitale, liquidità e antiriciclaggio. Barr si concentra ora sulla fase successiva: vuole una definizione ristretta di «attività sicure», regole più severe per impedire agli emittenti di spostarsi verso giurisdizioni con standard più deboli, requisiti patrimoniali calibrati sul rischio di rimborso reale e limitazioni alle attività collaterali degli emittenti per ridurre il rischio di contagio.
Il governatore ha anche nominato esplicitamente il problema degli incentivi: «Allargare i confini delle attività di riserva consentite può aumentare i profitti nei momenti favorevoli, ma rischia una crepa nella fiducia durante gli inevitabili periodi di stress di mercato». Questa formulazione è un argomento preventivo contro qualsiasi lobbying industriale volto ad ampliare la lista delle attività permesse durante la fase di rulemaking, ora in corso presso la Fed e la FDIC.





