Un documento interno raccoglieva tweet e dichiarazioni pubbliche di chi criticava la sorveglianza biometrica
Chi critica pubblicamente un sistema di riconoscimento facciale può ritrovarsi schedato proprio da chi quel sistema lo gestisce. È quanto emerge da un cache di 45 GB di dati sottratti con un attacco informatico a Madison Square Garden (MSG) e pubblicati online questo mese, poi esaminati da 404 Media.
Tra i file trafugati compare un documento intitolato «Facial Recognition Activists.docx»: un dossier interno che raccoglie tweet e dichiarazioni pubbliche di attivisti che si erano espressi contro l’uso della tecnologia biometrica da parte del gruppo sportivo e di intrattenimento guidato da Jim Dolan. Il file era accessibile ad altri dipendenti dell’azienda, secondo quanto riportato da 404 Media.
Tra le persone censite nel documento figura Adam Schwartz, direttore del contenzioso sulla privacy presso la Electronic Frontier Foundation (EFF). La sua reazione è diretta: «Il momento successivo a una violazione dei dati sarebbe una buona occasione per Madison Square Garden per smettere di sottoporre i propri clienti alla sorveglianza biometrica.» Schwartz era tra i soggetti monitorati, il che trasforma il caso in qualcosa di più di una fuga di notizie tecnica: diventa la dimostrazione che chi si oppone a un sistema di controllo viene a sua volta controllato.
MSG ha usato il riconoscimento facciale per gestire l’accesso ai propri spazi e ha usato la struttura organizzativa interna per tenere traccia delle opinioni di individui che avevano esercitato il diritto di critica in modo del tutto lecito e pubblico. Il dossier conteneva tweet e commenti già visibili a chiunque – non segreti industriali sottratti né informazioni riservate.





