La distinzione tra riserva di valore e protocollo monetario determina, secondo Booth, il destino stesso della rete nei prossimi dieci anni.
Jeff Booth, autore di The Price of Tomorrow, non offre previsioni sul mondo del 2036. Lo dice esplicitamente in una intervista pubblicata da Bitcoin Magazine nel numero speciale dedicato al prossimo decennio. Pone invece una domanda al lettore: quante persone si accorgono di avere già oggi gli strumenti per cambiare il sistema in cui vivono?
Il punto di partenza di Booth è una distinzione che considera decisiva. Bitcoin può essere letto come riserva di valore, come asset speculativo o come protocollo monetario. Ogni lettura produce conseguenze diverse. Chi lo tratta come asset di riserva lo lascia intrappolato dentro il sistema monetario che Bitcoin dovrebbe sostituire. Chi lo usa per operazioni ad alto rischio su altri token insegue schemi che, secondo Booth, producono perdite quasi certe sul lungo periodo. Solo chi lo intende come protocollo – un sistema a strati che abilita l’uso di bitcoin come moneta in economia circolare quotidiana – coglie la funzione per cui è stato progettato.
«Se continuiamo ad avere un sistema basato sul debito sopra a Bitcoin, bitcoin sarà detenuto da custodi che verranno liquidati ancora e ancora man mano che assumono rischi con i bitcoin dei propri clienti», dice Booth. «Sembrerà Celsius e BlockFi, all’infinito.» Il riferimento è alle piattaforme di lending collassate nel ciclo precedente, Celsius e BlockFi, casi in cui l’architettura custodial ha trasferito il rischio dai gestori agli utenti, con esiti noti.
La stessa logica vale per i dibattiti interni alla comunità. Booth cita le discussioni tra Bitcoin Core e Bitcoin Knots come esempio di un meccanismo sano: il disaccordo aperto permette a ogni partecipante di capire la posta in gioco e scegliere da quale parte stare. «Se ci sono abbastanza persone attente ai problemi, Bitcoin rimane sicuro», afferma. «Se ci sono abbastanza persone che costruiscono su di esso e sono tutte attente mentre costruiscono, rimane decentralizzato.» La sicurezza della rete, in questa lettura, dipende dalla qualità dell’attenzione dei suoi partecipanti più che da qualsiasi altra variabile tecnica.
Il ragionamento di Booth converge su un punto che accomuna la critica al debito sovrano e la lettura del sistema monetario attuale: il problema non è mai solo tecnico. È una questione di modelli mentali. Chi porta dentro Bitcoin la logica del vecchio sistema – concentrazione, leva, custodia centralizzata – non sta costruendo un’alternativa, sta replicando le stesse strutture di potere con un’etichetta diversa. «Se stai cercando di concentrare bitcoin e diventare un nuovo re», dice Booth, «sia Bitcoin che il gioco che stai giocando falliranno alla fine.»





