Mosca e Francoforte parlano lingue diverse ma costruiscono la stessa architettura: programmabilità, sorveglianza delle transazioni, abolizione della privacy.
Nel corso del 2026 Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della BCE, ha presentato in diverse sedi la strategia europea per i pagamenti digitali – tra cui interventi a Cipro (febbraio), all’Accademia dei Lincei (febbraio), a Bruxelles davanti alla commissione ECON (marzo) e a Riga (aprile) – descrivendo l’euro digitale come “una forma digitale di contante” capace di offrire “libertà di scelta tra pagamenti in contanti e digitali”. La governatrice della Banca di Russia ha dichiarato che il rublo digitale sarebbe pronto per un uso diffuso entro settembre 2026.
Entrambi i sistemi poggiano su un registro centralizzato controllato dall’emittente, entrambi prevedono la programmabilità delle transazioni, entrambi eliminano la separazione tra strumento di pagamento e strumento di sorveglianza. Il fatto che uno venga da Mosca e l’altro da Francoforte lascia intatta la struttura recinti che producono. Come dire: cambia l’uniforme del guardiano, non le sbarre.
Vale la pena fermarsi sulla parola “programmabilità”, perché è quella che lavora in silenzio. Una moneta programmabile è una moneta cui si possono allegare condizioni: può scadere, può essere spendibile solo in certi negozi, può essere bloccata se il titolare non rispetta determinati requisiti. La BCE non elenca esplicitamente queste funzioni nei documenti pubblici di Cipollone – il tono è quello della comodità e dell’innovazione – ma la piattaforma tecnica che descrive le rende possibili per costruzione. Una capacità esistente, indipendentemente da chi governa oggi, è una capacità che chi governerà domani potrà usare. Il congelamento selettivo di fondi con le stablecoin private è già accaduto sistematicamente, figuriamoci con le CBDC.
I documenti pubblici di Cipollone descrivono l’euro digitale come “un’infrastruttura pubblica per i pagamenti digitali” su cui i fornitori privati potranno costruire servizi a valore aggiunto. Il rublo digitale usa un lessico diverso ma replica la stessa logica: la banca centrale come piattaforma, le banche commerciali come distributori, l’utente finale come nodo terminale di un sistema che lui non controlla e da cui può uscire solo abbandonando il circuito legale dei pagamenti. Entrambi i modelli prevedono limiti di detenzione, assenza di remunerazione, meccanismi di finanziamento e de-finanziamento gestiti dagli intermediari. Sono vincoli presentati come garanzie di stabilità finanziaria, ma la loro funzione reale è mantenere la banca centrale al centro del sistema anche quando la tecnologia permetterebbe di farne a meno.
I documenti di Cipollone elencano tra i pilastri dell’euro digitale la “stabilità finanziaria” e la “competitività” europea. Sono obiettivi legittimi, ma il mezzo scelto li ridefinisce entrambi in senso statalista: la stabilità diventa controllo dei flussi, la competitività diventa dipendenza da un’infrastruttura pubblica che le soluzioni private devono adottare per sopravvivere. Le iniziative Pontes e Appia – due progetti distinti ma complementari dell’Eurosistema, rispettivamente per il regolamento wholesale su DLT (Pontes, operativo dal terzo trimestre 2026) e per la prossima generazione dell’infrastruttura finanziaria tokenizzata (Appia) – estendono la stessa logica ai mercati dei capitali, standardizzando i ledger su cui operano custodi, CSD e controparti centrali.
Il parallelo con il rublo digitale è una lettura strutturale che chiunque può fare leggendo i documenti primari di entrambe le istituzioni. La commissione ECON del Parlamento europeo ha approvato il quadro normativo per l’euro digitale il 23 giugno 2026, aprendo la strada ai negoziati con Consiglio e Commissione per completare l’iter legislativo entro fine 2026; la Banca di Russia ha già condotto fasi pilota con banche selezionate a partire dal 2023. I tempi divergono, la direzione è comune. Entrambe le traiettorie puntano a un sistema in cui la moneta sovrana digitale è uno dei pochi mezzi di pagamento legalmente garantiti e in cui ogni transazione che lo usa lascia una traccia permanente nelle mani dell’emittente.
La differenza politica tra Russia e Unione Europea è irrilevante: una prigione con pareti rivestite di marmo resta una prigione. La domanda pertinente riguarda cosa diventa il sistema quando cambia chi lo governa – o quando chi lo governa decide di usare tutte le funzioni disponibili. La privacy monetaria, una volta eliminata dall’architettura di base, non si recupera con una direttiva successiva.
Vale allora la pena chiedersi: se la struttura tecnica è la stessa e se le garanzie istituzionali sono per definizione revocabili, su cosa esattamente poggia la differenza tra una CBDC “democratica” e una autoritaria – su un atto di fede?





