I dati di stables.rip rendono visibile il kill switch incorporato nelle stablecoin: 3,7 miliardi di token bloccati in sei anni, tre quarti negli ultimi due.
Quanto vale, in dollari frizzati, il privilegio di amministrare uno smart contract? Stables.rip, un nuovo tracker pubblico dedicato alla censura delle stablecoin, offre una risposta quantificata: $3,7 miliardi bloccati da due soli emittenti nel corso degli ultimi sei anni, sulle blockchain Ethereum e Tron.
Di quel totale, $2,8 miliardi – pari al 75% – sono stati congelati negli ultimi due anni, a indicare un’accelerazione costante della pratica. Nel solo 2025, secondo i dati citati dalla fonte, Tether ha congelato 1,26 miliardi di USDT su Ethereum e Tron, bruciandone poi 698 milioni attraverso la funzione destroyBlackFunds, che consente di eliminare i fondi bloccati in modo definitivo.
Circle, emittente di USDC, ha mostrato la stessa disponibilità all’esecuzione. Nell’agosto 2022, quando il Dipartimento del Tesoro statunitense sanzionò lo strumento di privacy Tornado Cash, Circle congelò immediatamente circa 75.000 USDC associati agli indirizzi colpiti dal provvedimento. Tether tenne inizialmente una posizione diversa, dichiarando che avrebbe atteso un ordine delle forze dell’ordine prima di agire. Quella riserva si esaurì entro fine 2023: Tether aprì l’accesso ai propri sistemi a FBI e Secret Service, avviando il congelamento su richiesta degli stessi. Il meccanismo è identico per le stablecoin della famiglia Trump, USD1 inclusa, che dispongono di poteri analoghi di blocco remoto.
Alex Gladstein della Human Rights Foundation ha segnalato il tracker su X commentando che le stablecoin hanno utilità ma non sono «freedom money». Matt Odell ha sintetizzato: «Two billion frozen in two years. Wild.»





