Atlas21
  • ‎
No Result
View All Result
Atlas21
No Result
View All Result
Atlas21
Home Feature

Dollaro-Yen: come l’inflazione viene usata per la politica estera

Federico Rivi by Federico Rivi
Agosto 13, 2026
in Feature, Industry
Dollaro-Yen: come l’inflazione viene usata per la politica estera

Japan, Japanese yen paper banknotes, money for business, financial transactions, and settlements. Japanese yen as a financial background for your design

Share on FacebookShare on TwitterShare on Linkedin

La manovra sul cambio dollaro-yen rivela che la creazione di moneta è diventata una variabile di politica estera

Arthur Hayes, nel suo ultimo saggio intitolato Yen-Quake, pubblicato sul suo Substack Crypto Trader Digest, articola una tesi che merita attenzione al di là del contesto in cui viene formulata: l’amministrazione Trump, attraverso il Segretario al Tesoro Scott Bessent, starebbe usando il cambio dollaro-yen come leva per costringere la Federal Reserve ad espandere la base monetaria. Il meccanismo, se confermato nella sua logica operativa, porta a una conseguenza strutturale che va ben oltre la congiuntura: la creazione di moneta nelle economie avanzate è diventata una variabile di politica estera, sganciata da qualsiasi mandato interno di stabilità.

Il cambio per espandere l’offerta di moneta

La catena causale descritta da Hayes funziona così. Un dollaro debole rispetto allo yen riduce la competitività delle esportazioni giapponesi e aumenta il valore in dollari dei titoli del Tesoro americano detenuti dal Ministero delle Finanze giapponese e dagli investitori istituzionali nipponici. Quando lo yen si apprezza, quegli investitori subiscono perdite in valuta locale sulle posizioni in dollari, il che genera pressione alla vendita sui Treasury. Ma il meccanismo specifico che Hayes mette al centro del suo saggio è più preciso: secondo la sua analisi, il Ministero delle Finanze giapponese potrebbe depositare i propri Treasury presso la FIMA Repo Facility della Federal Reserve, ricevere dollari in cambio, vendere quei dollari per acquistare yen, e reinvestire in asset domestici. Questa operazione espanderebbe il bilancio della Fed creando nuova liquidità in dollari, senza che il Giappone debba liquidare direttamente i propri titoli americani. Bessent – secondo la lettura di Hayes – avrebbe pubblicamente sostenuto un ampliamento del tetto operativo della FIMA Repo Facility, e ciò viene interpretato come evidenza che l’amministrazione americana abbia deliberatamente imboccato questa strada: uno strumento per ottenere dall’esterno ciò che sarebbe politicamente costoso richiedere apertamente all’interno, ossia un allentamento monetario della banca centrale.

La Fed ha un mandato formale: stabilità dei prezzi e piena occupazione. Su quella base costruisce la propria narrativa di indipendenza. Quello che la lettura di Hayes mette in luce è che quella indipendenza è condizionale alla geometria del mercato dei cambi – e che un governo sufficientemente determinato può alterare quella geometria senza mai pronunciare la parola “stampare”. La banca centrale resta formalmente autonoma; operativamente, risponde agli incentivi strutturali che altri attori creano.

Una dinamica già nota, ora esplicita

Il Giappone occupa una posizione particolare in questa architettura. La Banca del Giappone ha mantenuto per anni una politica di tassi negativi o prossimi allo zero – i tassi negativi furono introdotti nel gennaio 2016 e abbandonati solo nel marzo 2024, quando la BOJ alzò per la prima volta in diciassette anni il tasso di riferimento – contribuendo a un carry trade globale in cui capitali giapponesi a basso costo finanziano acquisti di asset denominati in dollari. Quando quella posizione si inverte – per apprezzamento dello yen o per rialzo dei tassi giapponesi – la liquidità che aveva sostenuto il mercato americano si ritira. L’episodio del luglio-agosto 2024, quando un rialzo della Banca del Giappone del 31 luglio 2024 – che sorprese i mercati alzando i tassi allo 0,25% – produsse un’ondata di volatilità sui mercati globali, con il Nikkei in caduta di quasi il 20% in pochi giorni e il VIX ai livelli più alti dalla pandemia, ha mostrato quanto questa catena sia concreta e quanto rapidamente si trasmetta. Hayes descrive qualcosa che il mercato ha già sperimentato.

Quello che cambia nell’analisi attuale è il grado di intenzionalità attribuita all’uso di questo canale. Le guerre valutarie esistono da decenni: il Plaza Accord del 22 settembre 1985 ne è il caso scuola, con i cinque paesi del G5 (Stati Uniti, Giappone, Germania Ovest, Francia e Regno Unito) che si accordarono per svalutare il dollaro in modo coordinato attraverso interventi concertati sui mercati valutari. Quello che Hayes suggerisce è che oggi la pressione avvenga in modo unilaterale e deliberatamente obliquo – attraverso la manipolazione delle aspettative di cambio per produrre effetti di bilancio che rendano l’espansione monetaria della Fed inevitabile.

Il mandato interno come copertura

A chi risponde davvero una banca centrale quando le pressioni esterne ridisegnano i parametri entro cui opera? La risposta formale – risponde al suo mandato legale – regge fintanto che quel mandato non collide con le necessità di finanziamento del sovrano. Quando il debito pubblico americano raggiunge livelli tali da rendere il rifinanziamento dipendente dalla domanda estera, e quella domanda estera è manipolabile attraverso il cambio, il mandato interno diventa una cornice che descrive il processo senza governarlo realmente.

Questo è esattamente il punto in cui la critica austriaca alla banca centrale trova una conferma empirica aggiornata. La Fed produce instabilità by design, non per incompetenza dei suoi governatori. L’instabilità deriva dal fatto che una singola istituzione non può simultaneamente: tenere i tassi coerenti con le condizioni interne, assorbire l’eccesso di debito sovrano quando la domanda estera si ritira, e resistere alle pressioni geopolitiche che ridisegnano continuamente le condizioni di quella domanda. Queste tre funzioni sono in tensione permanente, e la terza – quella geopolitica – è la meno visibile nel dibattito pubblico ma potenzialmente la più cogente nel breve periodo.

Hayes non è un economista accademico e i suoi interessi non sono neutri. Ma il meccanismo che descrive è verificabile nella sua logica: se il Tesoro americano dipende dalla domanda estera di Treasury, e quella domanda è sensibile al cambio, allora la politica valutaria di qualsiasi grande detentore di riserve diventa, di fatto, politica monetaria americana per trasmissione.

La Fed può fingere di non sentire, ma il bilancio non mente.

Previous Post

Trezor: violazione ShipMonk coinvolge 13.689 clienti

Latest News

Dollaro-Yen: come l’inflazione viene usata per la politica estera
Feature

Dollaro-Yen: come l’inflazione viene usata per la politica estera

by Federico Rivi
Agosto 13, 2026
0

La manovra sul cambio dollaro-yen rivela che la creazione di moneta è diventata una variabile di politica estera

Read moreDetails
Safe 3: Trezor launches its new hardware wallet
Bitcoin

Trezor: violazione ShipMonk coinvolge 13.689 clienti

by Newsroom
Agosto 13, 2026
0

Un accesso non autorizzato ai sistemi del partner logistico ShipMonk ha esposto nomi e contatti di quasi 13.700 acquirenti. Trezor...

Read moreDetails
Bitcoin

Arkade lancia Intents, interfaccia aperta per pagamenti e swap

by Newsroom
Agosto 13, 2026
0

Dopo un'interruzione che ha mostrato il rischio di dipendere da un solo provider, Arkade presenta un'interfaccia comune per chiedere quotazioni...

Read moreDetails
BCE: il contante resta il primo metodo di pagamento nell’area euro
Industry

BCE: il contante resta il primo metodo di pagamento nell’area euro

by Newsroom
Agosto 13, 2026
0

Il rapporto BCE sui pagamenti 2026 registra il contante come strumento più usato per numero di transazioni al dettaglio

Read moreDetails
Il Parlamento UK interroga le banche sull’accesso ai conti per le imprese di asset digitali
Industry

Il Parlamento UK interroga le banche sull’accesso ai conti per le imprese di asset digitali

by Newsroom
Agosto 13, 2026
0

L'All-Party Parliamentary Group ha scritto agli istituti bancari chiedendo conto delle restrizioni ai conti per le imprese di asset digitali...

Read moreDetails
Atlas21

© 2026 Atlas21

Navigate Site

  • Politica Editoriale
  • Cookie Policy
  • Privacy Policy
  • Redazione

Follow Us

English
No Result
View All Result
  • Bitcoin 101
    • Cos’è Bitcoin? Guida completa
    • Sicurezza Bitcoin: guida completa
    • Privacy Bitcoin: guida completa
    • Lightning Network: guida completa
    • Mining Bitcoin: guida completa
    • Bitcoin Avanzato: guida tecnica
  • Learn
  • Ultime Notizie
  • Interviste
  • Opinion
  • Feature
  • Podcast
  • Servizi B2B
  • Chi Siamo
  • Contatti

© 2026 Atlas21

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.