Il tribunale dello stato di San Paolo ha applicato il Codice di difesa del consumatore a un wallet non custodial, scaricando su Coinbase l’onere della prova per una transazione che la società non ha autorizzato né eseguito.
Il tribunale dello stato di São Paulo ha ordinato a Coinbase di rimborsare circa 100.000 dollari a un utente che aveva depositato fondi in un wallet self-custody gestito tramite la piattaforma. La causa nasce dalla scomparsa non autorizzata dei fondi. Coinbase ha sostenuto che, trattandosi di un wallet non custodial, la chiave privata era sotto il controllo esclusivo dell’utente e la società non era parte della transazione.
Il magistrato Ju Hyeon Lee ha rigettato questa difesa applicando il Codice di difesa del consumatore brasiliano, che pone l’onere della prova sul fornitore del servizio. Coinbase, secondo il tribunale, non ha dimostrato che il titolare del wallet avesse autorizzato il movimento di fondi, né ha documentato l’esistenza di misure di sicurezza in grado di prevenire l’accaduto. Poiché l’importo richiesto dall’utente non è stato contestato, la società è stata condannata a restituirlo per intero, maggiorato degli interessi legali.
L’avvocato specializzato Raphael Souza ha commentato la sentenza per il portale Livecoins, identificando due argomenti che la decisione smonta. Il primo riguarda la responsabilità del produttore di software: «Chiunque sviluppi e metta sul mercato un prodotto è responsabile della sua sicurezza, indipendentemente da come funziona l’architettura tecnica sottostante», ha dichiarato Souza. Il secondo attiene alla comunicazione processuale: la documentazione tecnica presentata senza un’adeguata spiegazione che ne faciliti la comprensione al giudice non costituisce prova sufficiente. Secondo Souza, «Coinbase aveva ogni opportunità di dimostrare che l’investitore aveva autorizzato la transazione, spiegare i registri tecnici e indicare dove fossero finiti i fondi. Ha scelto di non farlo».
La portata del precedente va oltre il singolo caso. Se il ragionamento del tribunale venisse consolidato in gradi successivi o adottato da altre corti, i fornitori di software per wallet – compresi quelli che operano su protocolli aperti e non custodial – potrebbero trovarsi esposti a richieste di risarcimento per eventi sui quali non hanno controllo operativo.





