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Wallet of Satoshi: partnership con Spark per portare la “self-custody” su Lightning

Newsroom by Newsroom
Luglio 3, 2025
in Bitcoin, Industry
wallet of satoshi
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Secondo le due aziende, la collaborazione introduce una soluzione Lightning Network self-custodial che punta a trasformare l’esperienza utente.

Spark, il layer 2 lanciato da Lightspark, ha ufficializzato una partnership con Wallet of Satoshi, uno dei wallet Lightning Network più utilizzati al mondo. Tale collaborazione mira a offrire agli utenti “un’esperienza Lightning Network completamente self-custodial” attraverso una versione beta.

Today is a good day. @walletofsatoshi is launching on Spark.

> The largest Lightning wallet
> Back in the U.S.
> Fully self-custodial
> Powered by Spark (but you won’t even notice)

Beta is here. Who wants in? pic.twitter.com/Eg6C1Tsjbo

— Spark (@spark) July 1, 2025

I rappresentanti di Wallet of Satoshi hanno dichiarato:

“Sin dall’inizio, Spark ci è sembrato il tassello mancante. Ci ha fornito le basi per esplorare seriamente la self-custody, semplificando gli aspetti più complessi e permettendoci di concentrarci sull’esperienza utente”.

Tale evoluzione arriva in un momento significativo per Wallet of Satoshi, che nel novembre 2024 aveva rimosso la propria applicazione dagli store Apple e Google negli Stati Uniti. La decisione aveva limitato l’accesso degli utenti americani al wallet. Tuttavia, il cambiamento del panorama regolamentare statunitense con l’amministrazione Trump ha creato nuove opportunità. Per Wallet of Satoshi, la partnership con Spark rappresenta ora la chiave per rientrare nel mercato americano.

Secondo Spark, la nuova soluzione di layer 2 proposta elimina la necessità di aprire canali LN manualmente, preoccuparsi del routing, pre-finanziare la liquidità o gestire direttamente i nodi.

L’annuncio di tale partnership si inserisce in un contesto più ampio. Il 22 maggio, l’azienda aveva già annunciato una partnership con Breez per lanciare una nuova implementazione del Breez SDK, costruita sull’infrastruttura layer 2 nativa di Spark.

Reazioni della comunità

Non tutti gli utenti della comunità Bitcoin hanno accolto con entusiasmo la notizia. Secondo molti, la problematica principale risiede nel modello di fiducia di Spark.

Attraverso un post pubblicato su X, lo sviluppatore Matt Corallo ha criticato l’uso del termine self-custody associato a Spark, dichiarando:

“È davvero imbarazzante chiamare questo ‘self-custody’ quando si affida completamente all’operatore il compito di non rubare i tuoi soldi. Le parole hanno un significato, e self-custodial comunica agli utenti che nessuna terza parte può fare qualcosa che comporti il furto del loro denaro. Questo non è quel caso”.

Alla critica ha risposto Kevin Hurley, Cto di Spark, chiarendo il funzionamento del modello di fiducia della piattaforma. Hurley ha spiegato che Spark si affida a uno o più operatori, i quali devono comportarsi in modo corretto soltanto al momento del trasferimento, cancellando la chiave una volta completata l’operazione. Se questo avviene, in futuro nessuno potrà più accedere ai fondi, neanche in caso di hack o comportamenti malevoli. Inoltre, ha sottolineato che gli utenti restano liberi di uscire dal sistema in qualsiasi momento, senza possibilità per gli operatori di bloccarli o censurarli.

Corallo ha però ribattuto, riconoscendo che il modello di Spark rappresenta un passo avanti rispetto ai servizi custodial tradizionali — dove le chiavi possono essere sequestrate o sottratte — ma precisando che si tratta comunque di un sistema basato sulla fiducia verso gli operatori. Una condizione, questa, ben distante dal concetto di self-custody, in cui il controllo sui fondi è esclusivamente dell’utente, senza alcun rischio di controparte, ha dichiarato. Corallo ha inoltre avvertito che, in caso di compromissione di un operatore, sarebbe possibile sottrarre fondi recenti senza che gli utenti se ne accorgano immediatamente.

Pierre Corbin, co-fondatore di Flash, ha spiegato:

“Con Spark hai accesso ai tuoi fondi finché l’operatore applica onestamente le regole di Spark. Ma non detieni la custodia — non controlli le chiavi private. Tecnicamente, l’operatore può aggirare Spark e prendere i fondi. È un modello di accesso basato sulla fiducia, non self-custody”.

John Carvalho, Ceo di Synonym, ha commentato:

“Grazie per esserti unito alla nostra industria con l’obiettivo di centralizzarla, corrompere le nostre parole e mentire alla gente. State falsificando Bitcoin in modi nuovi e offrendo al governo nuovi strumenti di controllo. Non era già abbastanza difficile spiegare Bitcoin e Lightning Network alle persone, ma ora che il termine “self-custody” è diventato privo di significato, forse le istituzioni potranno continuare a prevalere”.

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