Il Direttore FinCEN conferma che il Tesoro sta finalizzando il divieto sui privacy tool per Bitcoin e criptovalute.
Secondo quanto riportato da The Rage, questa settimana segna un momento determinante per il settore degli asset digitali negli Stati Uniti, con il governo che sta preparando l’applicazione del PATRIOT Act a Bitcoin e criptovalute. Mentre la scorsa settimana si registravano sviluppi positivi sui lavori di riforma del Bank Secrecy Act del 1970, ora emergono sviluppi preoccupanti per la privacy delle transazioni in bitcoin e altre criptovalute.
Il PATRIOT Act, entrato in vigore dopo l’11 settembre 2001 sotto l’amministrazione Bush, concede al governo americano poteri straordinari per aggirare le protezioni costituzionali in caso di minacce terroristiche. Tali poteri includono sorveglianza senza mandato e sospensione dei diritti a un processo equo.
Stando alle informazioni riportate, il Direttore FinCEN Andrea Gacki ha confermato che il Tesoro sta lavorando per finalizzare la cosiddetta “mixer rule”. Tale regolamentazione mirerebbe a vietare quasi tutti i meccanismi di privacy sulle blockchain pubbliche per i cittadini americani.
Durante l’audizione, il Rappresentante Liccardo ha dichiarato: “Stiamo vedendo sempre più transazioni illegali effettuate in crypto”, citando uno studio che ha rilevato come il 91% di 111 casi di frode esaminati coinvolgessero la finanza decentralizzata (DeFi). La preoccupazione principale riguarda la pseudonimità delle transazioni.
Gacki ha risposto che FinCEN sta collaborando con aziende di analisi blockchain per de-anonimizzare le transazioni pseudonime, ma Liccardo ha ribattuto che software come i mixer permetterebbero agli utenti di eludere anche le tecniche di rilevamento più sofisticate.
Privacy Bitcoin sotto attacco
Contrariamente al nome, la mixer rule del Tesoro non si limita ai mixer, ma rappresenta un divieto generalizzato su qualsiasi software o comportamento che garantisca privacy transazionale agli utenti di blockchain pubbliche come Bitcoin.
La regola considererebbe le seguenti attività come “preoccupazione primaria per il riciclaggio di denaro”:
- raggruppamento o aggregazione di criptovalute da più persone, wallet o account;
- utilizzo di codice informatico per coordinare o manipolare la struttura delle transazioni;
- suddivisione di bitcoin per la trasmissione attraverso transazioni indipendenti;
- creazione di wallet, indirizzi o account monouso;
- scambio tra diversi tipi di criptovalute;
- facilitazione di ritardi nelle attività transazionali.
Tali disposizioni potrebbero mettere sotto sospetto anche gli utenti Bitcoin che utilizzano pratiche comuni di privacy, potenzialmente portando a responsabilità penali simili allo smurfing nella finanza tradizionale, ossia il frazionamento di grosse somme di denaro in tanti piccoli movimenti per eludere i controlli bancari, reato che comporta una pena detentiva federale fino a cinque anni.
Riattivazione dello Special Measures to Fight Modern Threats Act
Parallelamente al lavoro del FinCEN, lo Special Measures to Fight Modern Threats Act, precedentemente considerato arenato in Congresso, è stato riproposto. Il deputato Zach Nunn ha confermato che il disegno di legge è ancora in fase di dibattito.
Secondo The Rage, la Special Measures to Fight Modern Threats Act, originariamente introdotto nel 2022 dal Rappresentante Himes del Connecticut, concederebbe di fatto al Tesoro il potere di vietare qualsiasi tipo di transazione ritenuta preoccupante senza preavviso pubblico o consultazione.
Come evidenziato dal contributor di The Rage Nicholas Anthony, che ha scritto per il Cato Institute, “uno scenario probabile è che il Tesoro utilizzi questa autorità per proibire alle banche USA di essere coinvolte in transazioni Bitcoin validate da miner localizzati fuori dagli Stati Uniti”.
Jerry Brito e Peter van Valkenburgh di CoinCenter hanno definito tale approccio “pericolosamente autoritario”, notando che tutte le criptovalute sono intrinsecamente globali e quindi qualsiasi transazione Bitcoin potrebbe essere credibilmente collegata a una giurisdizione straniera.





