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Sequestro da $15 miliardi in BTC: il capo della rete di frodi deportato in Cina

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Gennaio 12, 2026
in Bitcoin
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L’arresto in Cambogia di Chen Zhi apre un caso internazionale sul più grande sequestro di bitcoin della storia.

Secondo quanto riportato da Cambodia China Times, l’imprenditore accusato dalle autorità statunitensi di aver orchestrato una vasta rete di frodi è stato arrestato in Cambogia e deportato in Cina. La vicenda ruota attorno a un sequestro record di bitcoin per un valore stimato di $15 miliardi.

Il ministero dell’informazione cambogiano ha confermato che Chen Zhi, fondatore e presidente del conglomerato Prince Group, è stato fermato all’inizio della settimana e trasferito in Cina su richiesta di Pechino. L’operazione è scaturita da un’indagine congiunta tra i due Paesi, sebbene non sia stato rivelato se Chen affronterà accuse formali sul territorio cinese.

Secondo i pubblici ministeri americani, Chen avrebbe diretto una rete di compound di lavoro forzato in Cambogia, dai quali sarebbero stati generati miliardi di dollari attraverso schemi fraudolenti di investimento in criptovalute e truffe romantiche, conosciute comunemente come “pig-butchering scams”. Le autorità cambogiane hanno inoltre comunicato che la cittadinanza di Chen è stata revocata alla fine dello scorso anno.

Lo scorso ottobre, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha annunciato di aver avviato la sua più grande azione di confisca di sempre, mirando a sequestrare circa $15 miliardi in bitcoin collegati al presunto schema fraudolento. L’operazione non si è limitata alle criptovalute: centinaia di milioni di dollari in beni immobiliari e altri asset sono stati inclusi nel provvedimento di sequestro.

Disputa geopolitica tra USA e Cina

Il caso ha assunto una dimensione geopolitica, trasformandosi in un punto di attrito nelle relazioni tra Washington e Pechino. A novembre, il National Computer Virus Emergency Response Center cinese ha accusato il governo statunitense di aver orchestrato un furto informatico separato avvenuto nel 2020, che avrebbe coinvolto oltre 120.000 bitcoin, oggi del valore di circa $11 miliardi, sottratti da una mining pool cinese.

Secondo le autorità di Pechino, alcuni di questi bitcoin sarebbero successivamente riemersi sotto la custodia statunitense come parte del caso legato a Chen Zhi. Gli Stati Uniti, dal canto loro, sostengono che i bitcoin sequestrati rappresentino i proventi di frodi e riciclaggio di denaro collegati direttamente a Chen e alle entità associate al Prince Group.

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