L’obbligo di verifica dell’identità trasformerebbe Claude nell’ennesimo punto di controllo.
Anthropic ha annunciato che alcuni utenti di Claude potrebbero dover verificare la propria identità con un documento – passaporto, carta d’identità o patente – e, in certi casi, con un selfie biometrico. La misura, comunicata attraverso la pagina di supporto ufficiale dell’azienda, si applica a specifici scenari consumer e viene presentata come risposta alle frodi, all’uso da parte di minori e ad altre violazioni delle policy. La logica dichiarata è la conformità normativa. La logica strutturale è un’altra.
Per la verifica, Anthropic ha scelto Persona Identities come partner esterno. Secondo i materiali di supporto dell’azienda, i dati biometrici e i documenti vengono conservati da Persona e non sui sistemi di Anthropic – ma la società si riserva l’accesso ai record in caso di ricorsi o revisioni simili. In pratica: i dati esistono, sono accessibili, e la catena di custodia passa attraverso un terzo privato che risponde a proprie regole e giurisdizioni.
Anthropic sostiene che il processo raccoglie «il minimo di informazioni necessarie» e che i dati non vengono usati per addestrare i modelli. Sono garanzie contrattuali, non strutturali. E le garanzie contrattuali valgono fino a quando non cambiano le condizioni che le rendono convenienti.





