Il parlamento di New York ha approvato una legge che obbliga i crawler anonimi a rivelarsi e l’EFF avverte che il testo colpisce ricercatori, giornalisti e professionisti della sicurezza molto più dei sistemi AI che dichiara di voler regolare.
La Electronic Frontier Foundation ha pubblicato il 20 luglio 2026 un’analisi critica del NY Stealth Crawler Protection Act, il disegno di legge approvato dal parlamento dello stato di New York e ora sul tavolo della governatrice Hochul. La proposta renderebbe illegale operare un crawler anonimo su siti di notizie senza rivelare l’identità dell’operatore e tutti i possibili usi futuri dei dati raccolti, e consentirebbe ai siti web di ottenere ordini giudiziari per smascherare chiunque utilizzi strumenti non identificati, anche in assenza di prove di violazioni di legge.
Secondo l’EFF, il problema è la definizione stessa di «stealth crawler»: l’etichetta suona allarmante, ma descrive semplicemente strumenti automatizzati che accedono a dati pubblici senza dichiarare l’identità di chi li opera. Questi strumenti alimentano alcune delle attività più utili al pubblico che il web aperto renda possibili. The Markup, testata no-profit, ha usato crawler anonimi per documentare pratiche potenzialmente anticoncorrenziali di Amazon, identificandosi ai server come normali browser Firefox per rispecchiare l’esperienza dell’utente comune. ProPublica ha impiegato un analogo strumento automatizzato per rivelare che Amazon indirizzava gli acquirenti verso prodotti più costosi rispetto ad alternative meno care. I professionisti della cybersecurity usano lo scraping anonimo per monitorare il web alla ricerca di minacce. Strumenti per la privacy, compreso Privacy Badger della stessa EFF, eseguono scansioni anonime per identificare tracker senza esporre gli utenti.
Il punto tecnico sollevato dall’EFF è netto: il problema che la legge dichiara di affrontare non è l’anonimato, ma il crawling eccessivamente aggressivo che sovraccarica i server. Quelle due cose non coincidono. Smascherare un crawler non riduce il traffico che genera; misure tecniche mirate alla condotta dannosa sarebbero strumenti più proporzionati. La legge di New York, invece, conferisce ai publisher il potere di bloccare non solo gli attori malevoli, ma anche ricercatori, giornalisti, attivisti e chiunque non abbia pagato una licenza per leggere testo pubblico. Facebook ha già mostrato come questo potere venga esercitato: nel 2021 la piattaforma ha chiuso gli account di ricercatori che studiavano la disinformazione con strumenti automatizzati e ha chiesto la rimozione delle ricerche pubblicate.
La dinamica richiama un andamento ricorrente nelle politiche di sorveglianza digitale: una legislazione pensata per contenere grandi attori tecnologici finisce per colpire chi ha meno risorse per resistere. Lo stesso meccanismo si è manifestato nel dibattito europeo sul controllo delle comunicazioni cifrate, dove misure presentate come tutela degli utenti deboli hanno rischiato di smantellare la protezione che quegli stessi utenti dipendono da strumenti anonimi per ottenere.
L’EFF si attende proposte simili in altri stati e, potenzialmente, a livello federale. Il testo del NY Stealth Crawler Protection Act resta sul tavolo della governatrice Hochul in attesa di promulgazione o veto.





