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Abiti e occhiali anti-sorveglianza per ingannare il riconoscimento facciale

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Luglio 21, 2026
in Industry
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Dai pattern visivi alle luci infrarossi integrate nei tessuti, un mercato di prodotti indossabili sfida i sistemi di identificazione biometrica diffusi negli spazi pubblici.

Telecamere connesse a software di riconoscimento facciale sono ormai presenti in aeroporti, negozi e strade di mezza Europa. Nel Regno Unito, secondo quanto riportato dal Guardian, una nuova generazione di designer sta rispondendo con indumenti dotati di cosiddetti «pattern adversarial» – sequenze di forme, colori e motivi ripetuti progettate per sfruttare le debolezze dei sistemi di visione artificiale. L’obiettivo dichiarato è preservare l’anonimato in spazi pubblici dove la sorveglianza automatizzata è diventata la norma.

Il contesto britannico rende il fenomeno particolarmente rilevante: la Metropolitan Police di Londra utilizza il riconoscimento facciale in tempo reale e attribuisce alla tecnologia circa 2.500 arresti dall’inizio del 2024. Il Paese conta 7,5 milioni di telecamere governative e private negli spazi pubblici, escluse videocamere domestiche e cruscotti. I critici, citati da Reuters, sostengono che il sistema tratta ogni passante come un potenziale sospettato, minando la presunzione di innocenza.

Tra le aziende attive in questo segmento figura l’italiana Cap_able Design, che produce T-shirt con pattern adversarial integrati nel tessuto: secondo la società, i software di riconoscimento oggetti identificano il capo come un cane o una giraffa anziché registrare il volto di chi lo indossa. La tedesca Urban Privacy commercializza il cappotto Urban Ghost, dotato di luci a infrarossi integrate invisibili all’occhio umano ma in grado di saturare il sensore delle telecamere. Offre anche maglie e felpe con motivi grafici pensati per confondere i sistemi di analisi biometrica. L’americana Adversarial Apparel propone una linea di abbigliamento definita dalla stessa azienda come progettata per «disturbare la profilazione biometrica e rifiutare l’estrazione continua di dati».

Chi preferisce soluzioni meno appariscenti può ricorrere agli occhiali anti-sorveglianza prodotti da Reflectacles (USA) e Sunphey Optical (Cina): entrambe le aziende vendono montature con rivestimenti riflettenti e filtri a infrarossi che nascondono gli occhi, considerati il punto di riferimento primario dalla maggior parte degli algoritmi di riconoscimento facciale. Tecniche a bassa tecnologia – cappelli, mascherine, occhiali comuni – restano comunque efficaci, poiché i software identificano solo ciò che la telecamera riesce effettivamente a inquadrare.

Il mercato deve però confrontarsi con un’evoluzione rapida delle controparti. Una ricercatrice che ha testato un indumento per la Mozilla Foundation ha confermato l’efficacia del prodotto, ma ha precisato che algoritmi in continuo aggiornamento possono rendere rapidamente obsoleti i pattern adversarial. Uno degli imprenditori del settore ha ammesso che «gli algoritmi diventano sempre più difficili da ingannare». Il ciclo di vita di un capo anti-sorveglianza può dunque ridursi a pochi mesi prima che i sistemi bersaglio vengano aggiornati.

La Metropolitan Police non ha annunciato piani per ridurre l’uso del riconoscimento facciale in tempo reale nelle strade londinesi.

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