Un solo broker californiano detiene oltre 1,5 miliardi di dollari in azioni sottostanti ai token azionari, mentre la SEC avverte che i prodotti di terze parti aggiungono rischi di intermediazione.
Alpaca, broker-dealer californiano con capacità di auto-compensazione, dichiara di custodire oltre 1,5 miliardi di dollari in azioni sottostanti ai token azionari e di gestire circa il 94% del mercato dei titoli e degli ETF statunitensi tokenizzati. Le cifre, riferite a luglio 2026, riguardano solo le azioni a copertura di token in circolazione, escludendo i titoli detenuti per clienti ordinari di brokeraggio.
La promessa originaria della tokenizzazione era la disintermediazione: eliminare i passaggi tra un investitore e un’azione reale. Il percorso verso quell’azione, però, converge su un unico intermediario. Alpaca esegue e compensa le operazioni, gestisce il minting e il riscatto in tempo reale tramite il proprio Instant Tokenization Network, elabora le operazioni societarie – dividendi, frazionamenti – e fornisce prestito titoli e liquidità ai market maker dei partner. Tra i clienti citati dalla società figurano Binance, Kraken, Ondo e Dinari, che coprono la maggior parte dei prodotti accessibili all’investitore retail.
La SEC ha delimitato il perimetro legale già a gennaio, distinguendo tra token emessi direttamente dalla società emittente – che trasferiscono i diritti legali dell’azione – e token di terze parti, oggi dominanti, che attribuiscono al detentore solo un’esposizione economica più il rischio di insolvenza dell’intermediario. I detentori della maggior parte dei prodotti garantiti da Alpaca non ricevono diritti di voto né titolarità diretta sui dividendi: il loro credito corre verso l’emittente del token, non verso l’azione. La partnership con Broadridge per il voto per delega è un riconoscimento implicito che queste tutele non viaggiano ancora con il token.





