La piattforma ottiene il risarcimento dopo che l’auditor abbandonò un audit quasi completato nel 2022, sotto la pressione della Operation Choke Point 2.0.
Payward, società madre di Kraken, ha ottenuto un lodo arbitrale da 22 milioni di dollari contro Mazars USA, l’auditor che nel 2022 abbandonò un audit quasi completato senza riscontri professionali a carico del cliente. Payward ha ora chiesto alla Delaware Court of Chancery di convertire il lodo in sentenza definitiva.
Il co-CEO Arjun Sethi ha ricostruito la vicenda in un post sul blog di Kraken: «Un audit non è un favore. È ossigeno. Quando il tuo auditor si ritira senza trovare nulla contro di te, erediti un’ombra che non hai creato e paghi per ripulire un nome che non era sporco». Secondo Sethi, Mazars citò «incertezza e rischi derivanti da sviluppi legali» – incluso il procedimento avviato dalla SEC contro Kraken – come motivazione del recesso.
Il contesto è quello della Operation Choke Point 2.0, il termine coniato dal venture capitalist Nic Carter per descrivere la campagna dell’amministrazione Biden volta a isolare il settore dei digital asset dall’accesso ai servizi bancari e professionali. Sethi documenta che la FDIC inviò almeno 25 lettere a 24 banche chiedendo di sospendere o non espandere attività legate ai digital asset; la Federal Reserve e l’OCC si unirono con una lettera congiunta nel gennaio 2023, sollevando preoccupazioni di solidità per gli istituti che operavano con imprese del settore. Il Clarity Act ora all’esame del Senato nasce anche come risposta a questo vuoto normativo.
Mazars si era già ritirata dall’intero mercato delle prove di riserva per i digital asset nel 2022. La sua uscita dal mandato Kraken avvenne mentre la SEC, allora guidata da Gary Gensler, procedeva contro decine di operatori del settore. Il procedimento SEC contro Kraken fu successivamente archiviato dopo le dimissioni di Gensler, insieme alla maggior parte delle altre azioni di enforcement in materia di digital asset avviate in quella fase.
Sethi sottolinea che il danno reputazionale fu concreto e documentato: l’assenza di un audit certificato compromette le relazioni bancarie, le licenze e i rapporti con le controparti. «Nessun fondatore, nessuno sviluppatore e nessun cliente dovrebbe mai aver bisogno di vincere un arbitrato per dimostrare di meritare un conto bancario e un auditor», ha scritto. Nel frattempo, la stessa Operation Choke Point 2.0 si è in larga parte dissolta: la nuova amministrazione ha revocato le linee guida restrittive e avviato indagini sui casi di debanking ingiustificato.





