La banca centrale delle banche centrali avverte che le stablecoin in dollari aggirano i controlli sui capitali, temendo la caduta della sua rilevanza di intermediario
La Banca dei Regolamenti Internazionali ha pubblicato uno studio su oltre 130 economie che contiene un’ammissione strutturale: le stablecoin in dollari risultano “largely unaffected” dai controlli sui capitali e dalle restrizioni valutarie. I ricercatori della BIS precisano che questi strumenti circolano “in parte fuori dal perimetro regolatorio” e che i controlli tradizionali si rivelano “meno efficaci“ contro di essi rispetto ai depositi bancari in valuta estera.
I controlli sui capitali sono uno degli strumenti più antichi e invasivi della politica monetaria statale: servono a impedire che i cittadini spostino ricchezza fuori dalla giurisdizione, a sostenere artificialmente cambi valutari, a tenere in piedi sistemi bancari che altrimenti soffrirebbero fughe continue. Quando la BIS osserva che le stablecoin aggirano questi meccanismi, sta dicendo che il mercato ha trovato un percorso che le leggi non riescono a chiudere. Che la domanda di dollari nelle economie emergenti è abbastanza forte da finanziare infrastrutture alternative e che queste infrastrutture reggono alla pressione regolatoria. È esattamente quello che un mercato libero fa quando incontra una distorsione abbastanza grande.
Qui si apre però una distinzione che l’entusiasmo per questa vittoria del mercato tende a saltare. Le stablecoin in dollari – USDT, USDC e i loro equivalenti – sono promesse di terzi. Ogni unità è un credito nei confronti di un emittente centralizzato che detiene riserve, risponde a regolatori, può congelare conti, può essere rimosso da uno store, può collaborare con autorità giudiziarie. L’adozione istituzionale porta con sé questo tipo di fragilità: la struttura legale dell’emittente è il punto di controllo che rimane, anche quando la blockchain sottostante è decentralizzata.
La libertà finanziaria pratica offerta da una stablecoin è reale ma condizionata. Un cittadino argentino che converte pesos in USDT ottiene accesso al dollaro senza passare per la banca centrale argentina. È un guadagno concreto rispetto al sistema bancario locale. Rimane però esposto alla politica di Tether, alla regolamentazione che gli Stati Uniti potranno imporre sull’emittente, e alla possibilità – già documentata – che indirizzi specifici vengano bloccati su richiesta di autorità: Tether ha congelato migliaia di indirizzi in coordinamento con OFAC e forze dell’ordine di oltre 65 paesi, e Circle opera meccanismi analoghi. La sovranità è delegata a un’entità privata con sede legale in una giurisdizione straniera. Meglio di una banca centrale, senza dubbio. La sovranità monetaria rimane però parziale.
Bitcoin ha un’architettura diversa. Nessun emittente può congelare un wallet, nessuna azienda può essere costretta a bloccare una transazione on-chain, nessuna sede legale può essere sequestrata per fermare il protocollo. L’offerta è fissata matematicamente e verificabile da chiunque esegua un nodo. Questa è una proprietà del sistema, indipendente dalla volontà di qualsiasi attore. Quando la BIS osserva che i controlli sui capitali sono meno efficaci contro le stablecoin, descrive un fenomeno che con Bitcoin è strutturalmente ancora più pronunciato – anche se la liquidità retail delle stablecoin le rende oggi il vettore di fuga più diffuso nei mercati emergenti.





