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Home Bitcoin

Report CoinShares: solo 10.230 bitcoin vulnerabili agli attacchi quantistici

Newsroom by Newsroom
Febbraio 11, 2026
in Bitcoin
bitcoin
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La società di gestione patrimoniale ridimensiona i timori sui computer quantistici che minaccerebbero la rete Bitcoin.

Secondo CoinShares, solo una piccola frazione di bitcoin risulterebbe custodita in wallet vulnerabili agli attacchi di computer quantistici. In un articolo pubblicato il 6 febbraio, Christopher Bendiksen, responsabile della ricerca Bitcoin di CoinShares, ha argomentato che solo 10.230 bitcoin su 1,63 milioni si trovano in indirizzi con chiavi crittografiche pubblicamente visibili e vulnerabili agli attacchi quantistici.

Stando all’analisi di Bendiksen, poco più di 7.000 bitcoin sono detenuti in wallet con 100-1.000 BTC, mentre 3.233 bitcoin si trovano in wallet con 1.000-10.000 BTC, per un valore equivalente a $719,1 milioni ai prezzi attuali di mercato. I restanti 1,62 milioni di bitcoin sono conservati in wallet con meno di 100 BTC, che secondo il ricercatore richiederebbero un millennio ciascuno per essere violati, anche nello “scenario più ottimistico di progressione tecnologica nel quantum computing”. Per la società di gestione patrimoniale, l’aspetto fondamentale è che i bitcoin potenzialmente a rischio non sono concentrati in pochi grandi e appetibili obiettivi. Sono invece sparsi in più di 32.000 porzioni distinte, con una media di circa 50 BTC per ciascuna.

Bendiksen ha spiegato che tali “rischi teorici” derivano da algoritmi quantistici come quello di Shor, che potrebbe compromettere le firme a curva ellittica di Bitcoin, e quello di Grover, che potrebbe indebolire il Secure Hash Algorithm 256-bit (SHA-256). Tuttavia, ha argomentato che nessuno dei due algoritmi quantistici potrebbe alterare il limite di offerta di 21 milioni di bitcoin o aggirare l’algoritmo di consenso proof-of-work.

La questione divide la comunità Bitcoin tra chi sostiene l’implementazione di un hard fork resistente ai computer quantistici e chi preferisce aspettare. Bendiksen condivide le opinioni di figure come Michael Saylor di Strategy e Adam Back di Blockstream, che considerano le minacce quantistiche sopravvalutate, affermando che Bitcoin è “tutt’altro che in territorio pericoloso”. Ha sottolineato che compromettere la crittografia di Bitcoin richiederebbe milioni di qubit fault-tolerant, attualmente molto oltre i 105 qubit raggiunti dall’ultimo computer quantistico di Google, Willow.

«Per violare la crittografia asimmetrica attuale, servirebbe qualcosa dell’ordine di milioni di qubit», ha dichiarato a CoinShares il Cto di Ledger, Charles Guillemet. «Willow, l’attuale computer di Google, ha 105 qubit. E non appena si aggiunge un qubit in più, diventa esponenzialmente più difficile mantenere la coerenza del sistema».

Altri esperti come Charles Edwards di Capriole Investments considerano invece il quantum computing una potenziale “minaccia esistenziale” per Bitcoin, sostenendo che è necessario un aggiornamento immediato per rafforzare la sicurezza della rete. Edwards ha affermato che Bitcoin potrebbe essere rivalutato al rialzo una volta implementata una soluzione, che alcuni ricercatori come Jonas Nick di Blockstream suggeriscono potrebbe coinvolgere l’adozione di firme post-quantistiche.

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