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Nella nona puntata di Quello che i Bitcoiner non dicono, il podcast prodotto da Atlas21, è protagonista TurtleCute, figura pseudonima nota nella comunità Bitcoin italiana. La conversazione, intitolata Sotto il guscio della Tartaruga, affronta le origini personali e tecniche dell’ospite: dalla campagna emiliana alle prime incursioni nel mondo digitale, fino alla scoperta di Bitcoin e delle sue prime comunità online.
Le radici emiliane e una vita di campagna
TurtleCute racconta di essere cresciuto in Emilia-Romagna, in un contesto rurale segnato da una forte presenza familiare e dal legame con la terra. I ricordi del nonno, dei trattori, dei campi e delle passeggiate nella natura restano centrali nella sua formazione. Un ambiente lontano dalle grandi città, che gli ha trasmesso una preferenza per ritmi più lenti e relazioni dirette.
La dimensione contadina non viene però idealizzata. L’ospite riconosce la fatica della vita agricola e guarda con ironia alle tendenze contemporanee dell’autosufficienza domestica. L’idea di avere un terreno e coltivarlo resta per lui un piacere possibile, non un progetto ideologico di totale indipendenza.
«Sono nato e cresciuto nella piena campagna lontano dalle città principali».
Quella provenienza emerge anche nel suo approccio pragmatico: apprezzare ciò che è concreto, evitare gli sprechi, cercare soluzioni efficienti. Una mentalità che, nel racconto, anticipa alcuni dei tratti che avrebbe poi ritrovato nell’universo Bitcoin.
Console crackate e la prima tana del Bianconiglio
L’accesso alla tecnologia arriva gradualmente. Da bambino TurtleCute usa un computer con Windows 98, poi aggiornato negli anni successivi, senza una connessione internet sempre disponibile. Il padre gli scarica videogiochi e cartoni animati, insegnandogli presto a usare programmi e masterizzatori. PlayStation modificata, PSP crackata e DVD creati con Nero Burning Rom diventano i primi strumenti di una formazione informatica informale.
«PlayStation uno crackata, PSP crackata e DVD masterizzati con neroburning. Quello è stato l’inizio informatico di TurtleCute».
Alle superiori la curiosità cresce grazie a un amico appassionato di telefoni e sistemi operativi mobili. Il giovane TurtleCute inizia a sperimentare con ROM Android, kernel e software alternativi, provando dispositivi e configurazioni durante le lezioni. Cita l’epoca di CyanogenMod e delle comunità di sviluppatori indipendenti come la sua prima vera “tana del Bianconiglio”.
La spinta non è soltanto tecnica. Avendo budget limitati per acquistare nuovi dispositivi, modificare il software diventa un modo per prolungare la vita degli smartphone e ottenere maggiori prestazioni. Un esercizio di ottimizzazione che nasce dalla necessità e si trasforma in passione.
Il primo incontro con Bitcoin
Il contatto iniziale con Bitcoin avviene a 14 anni, durante una navigazione esplorativa nel deep web. In alcuni siti, accanto ai prezzi, nota il simbolo arancione con la B barrata. Cerca informazioni e scopre Bitcoin, senza avere ancora gli strumenti per comprenderne fino in fondo il funzionamento o la divisibilità.
In quel momento, racconta, il valore di un intero bitcoin gli sembra irraggiungibile rispetto alla paghetta settimanale. L’interesse resta però acceso e torna a manifestarsi poco dopo, quando scopre il mining attraverso software semplificati come Minergate. Con CPU e GPU prova a minare diverse criptovalute, fra cui Monero e varie altcoin, vedendo nell’attività una possibilità per aumentare le proprie disponibilità economiche.
«Ho avuto prima bitcoin e poi un conto in euro, un conto in banca».
Il mining domestico diventa una piccola impresa adolescenziale. TurtleCute acquista una seconda scheda video e tiene acceso il computer usando, come spiegazione per i genitori, la necessità di mantenere online un presunto sito web. Ricorda una stanza molto calda e l’obiettivo di ottenere un’entrata aggiuntiva rispetto alla paghetta.
Dalle altcoin alla comunità Bitcoin
All’inizio il suo percorso passa inevitabilmente da forum, progetti minori e comunità legate alle altcoin. Da Turtlecoin, una delle criptovalute che minava, deriva anche il soprannome TurtleCute. Il nome, nato per scherzo all’interno di una community, viene mantenuto quando decide di parlare pubblicamente di Bitcoin senza usare la propria identità anagrafica.
La frequentazione di BitcoinTalk, Discord e dei primi canali italiani gli permette di studiare progetti, confrontarsi con utenti sconosciuti e comprendere gradualmente i limiti di molte iniziative speculative. Ricorda anche il gesto di un membro della community che gli inviò gratuitamente una scheda video, episodio che gli fece intuire il valore dei legami nati attorno a interessi condivisi.
Il passaggio decisivo arriva quando abbandona progressivamente l’interesse per le altcoin e concentra l’attenzione su Bitcoin e, in misura minore, su Monero. Per anni studia da solo, con pochi riferimenti italiani e senza un gruppo locale con cui condividere ciò che apprende. Solo più tardi Telegram gli apre una porta verso la socialità Bitcoin.
«Ho troppa passione per Bitcoin e non ho nessuno con cui esternarla».
È da quella necessità di confronto che prende forma il personaggio pubblico di TurtleCute: pseudonimo, prudente sulla propria privacy, ma disposto per Atlas21 a sollevare una parte del guscio e raccontare il percorso che lo ha portato fin lì.
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