BIP-110 entra in mandatory signaling con il 2,53% di supporto dei miner e si ferma dopo due blocchi. I sostenitori ora discutono un cambio di proof of work: la creazione di una nuova shitcoin
Al blocco 961.632, sabato 8 agosto 2026, BIP-110 è entrato nella sua finestra di mandatory signaling. I nodi che applicano la proposta hanno cominciato a rifiutare i blocchi privi del version bit 4. Solo 51 dei 2.016 blocchi del periodo precedente avevano segnalato supporto: il 2,53%, ben lontano dalla soglia del 55% necessaria per l’attivazione anticipata. La catena minoritaria prodotta dai sostenitori di BIP-110 – guidata dalla pool Roughnecks, operante tramite Ocean, con il supporto di altri piccoli miner ma senza alcuno delle grandi pool – è rimasta indietro di 18 blocchi rispetto alla chain principale nel giro di poche ore, per poi superare i 180.
Dathon Ohm, lo sviluppatore pseudonimo autore della proposta (Chris Guida con ogni probabilità), ha definito la situazione un attacco ostile da parte dei miner. Luke Dashjr, creatore di Bitcoin Knots, ha invitato pubblicamente gli utenti ad aggiornarsi a Bitcoin Knots 29.3.knots20260508 (o 29.4) per evitare quello che ha descritto come rischio di double-spending. La reazione di Antpool – la pool che ha minato il primo blocco senza segnale al blocco 961.632, scatenando il rifiuto dei nodi BIP-110 – è stata la più eloquente di tutte: nessun comunicato, nessuna negoziazione, solo lavoro.
BIP-110 proponeva restrizioni temporanee di un anno sullo spazio nei blocchi: limite di 34 byte per la maggior parte dei nuovi output script, cap a 83 byte per gli OP_RETURN, restrizioni a 256 byte su data push e elementi witness, e alcune funzionalità Taproot temporaneamente limitate. L’obiettivo dichiarato era scoraggiare le iscrizioni Ordinals e altri dati non monetari che aumentano i costi di storage e banda per gli operatori di nodo. Critici come Michael Saylor e Adam Back hanno argomentato che la proposta avrebbe potuto dividere Bitcoin e portare i nodi a rifiutare transazioni valide secondo le regole esistenti del protocollo.
La difficoltà di mining al momento della scissione era di 127,48 mila miliardi – un aggiustamento avvenuto proprio al blocco 961.632, coincidenza brutale per i sostenitori della chain minoritaria. Con una frazione dell’hashrate totale, Roughnecks produce blocchi a intervalli incompatibili con qualsiasi utilizzo pratico della rete. Il 9 agosto la pool ha annunciato lo stop delle operazioni sulla catena BIP-110, definendolo “non una sconfitta ma un’escalation al passo successivo”. Salvo poi riprendere il mining il giorno seguente. La chain BIP-110 è funzionalmente ferma.
Chi decide davvero cosa diventa Bitcoin
La narrativa ricorrente attorno alle proposte di modifica del protocollo tende a semplificare la governance di Bitcoin in un confronto tra sviluppatori e miner. Il caso BIP-110 mostra qualcosa di più preciso. I miner – comprese le pool più grandi come Antpool e Foundry, citati esplicitamente da Dashjr come soggetti che espongono gli utenti a double-spending – hanno esercitato un veto economico semplicemente continuando a fare il loro lavoro. Il protocollo ha assorbito la pressione e ha prodotto il risultato atteso: la chain di maggioranza avanza, quella minoritaria si ferma.
Questo è il meccanismo che distingue Bitcoin da qualsiasi sistema di governance formale. Il consenso è uno stato emergente dall’interazione tra nodi, miner, sviluppatori e utenti. Nessuno di questi attori ha potere unilaterale. I miner possono rifiutare di segnalare, come hanno fatto. I nodi possono rifiutare di applicare le regole di una catena minoritaria, come hanno fatto. Gli sviluppatori possono scrivere codice, ma il codice diventa protocollo solo se la rete lo adotta. BIP-110 ha attraversato tutte queste fasi e ha trovato resistenza strutturale a ogni livello.
La questione degli Ordinals e delle iscrizioni non monetarie su Bitcoin è reale, ma una modifica al protocollo con il 2,53% di supporto dei miner resta un tentativo di imposizione, indipendentemente dalla qualità tecnica della proposta.
Dal veto alla shitcoin: la proposta di cambiare la proof of work
La risposta dei sostenitori di BIP-110 al fallimento del signaling segue un copione già visto nella storia di Bitcoin. Peter Todd, nella sua code review del 7 agosto, lo aveva già documentato: i sostenitori di BIP-110 stanno discutendo apertamente un cambio di proof of work come passo successivo. Le figure pubbliche del movimento dibattono la possibilità di un hard fork che modifichi l’algoritmo di mining o riduca la difficoltà, per rendere la chain minoritaria nuovamente funzionante.
S i miner esistenti non segnalano, si cambia l’algoritmo per renderli irrilevanti. Se la difficoltà è troppo alta per l’hashrate residuo, si abbassa per decreto. Il risultato sarebbe una catena che condivide la storia di Bitcoin fino al blocco 961.632 ma ne modifica le regole fondamentali: una nuova shitcoin, per usare il termine tecnico appropriato.





